MARZO

Racconto poliziesco di Macc Tony

- Commissario Cardona. Da chi è stato trovato?

Un uomo sulla sessantina appena raggiunta, e che forse più per questo fatto anagrafico che non per quello di sangue in cui era stato suo malgrado coinvolto sembrava spaesato, spaventato, preoccupato, si fece avanti dicendo: - Sono stato io. – Si rese poi conto che una risposta simile poteva venire fraintesa, per cui si affrettò a precisare:

- L’ho trovato così, mentre facevo rientro a casa.

- Provenendo da dove? – chiese Cardona. – Dal lavoro, da una passeggiata, da un locale notturno…

- Dal lavoro. Sono operaio in una fabbrica di tessuti sulla Salaria. Lascio l’auto a cinquecento metri da qui perché dispongo di un box in affitto. Parcheggiare sotto casa è ormai diventato impossibile.

- Impossibili sono ormai molte cose – osservò il poliziotto, che aggiunse: - Quando lo ha visto, quell’uomo era ancora vivo?

- No – rispose deciso il testimone. – Non respirava più, ne sono certo.

- Ha visto o sentito nei pressi: prima, durante o dopo la sua scoperta, qualcuno, qualcosa?

- No – disse ancora l’uomo, scuotendo anche la testa per rafforzare la risposta. – Niente di tutto questo.

- Non lo aveva mai visto prima?

Il testimone fissò il cadavere come per cercare di vedere attraverso quella maschera di sangue quello che prima era stato un uomo, un essere vivente, una persona coi suoi pensieri e le sue speranze, le sue gioie e i suoi desideri.

- No – disse per la terza volta. – Non so proprio chi fosse.

Chi fosse, o per meglio dire chi era, lo seppero solo dopo avere perquisito le sue tasche e avere aperto il portafoglio che aveva nella tasca posteriore dei pantaloni. Si trattava di Emanuele Fardelli, regista. Cardona non lo aveva mai sentito nominare, ma questo non voleva dire nulla. La città doveva essere piena di registi così come lo era di attori o aspiranti tali, di sceneggiatori e show-girl – così appellavano molte donne che non sapevano fare nulla di particolare tranne il presenziare da un programma all’altro. Passava il tempo e non erano più girls bensì women, e poi old-women, ma il termine anglofilo di show-girl continuava a contraddistinguere donne che non sapevano contraddistinguersi in nulla se non nel mettersi in mostra davanti a una telecamera. Così anche quel regista, forse, non aveva diretto più di tanto e solo magari per circuiti privati sconosciuti al grosso pubblico. Dal documento si appresero varie altre cose, oltre al nome. L’indirizzo. Il fatto che fosse sposato. Il recapito dove aveva risieduto, che era sulla via Nomentana, nei pressi di Villa Torlonia.

Villa Torlonia, si trovava rispetto al palazzo dove Fardelli aveva abitato al numero 70, disposta a scacchiera, cioè da lì non lontana perché sul lato opposto della strada e distante una cinquantina di metri dalla palazzina posta al numero 75 in cui Fardelli e la moglie avevano occupato un appartamento. 

Il nome Fardelli E. sovrastava quello di Gamber C. A Cardona quest’ultimo cognome a differenza del primo diceva qualcosa, perché gli ricordava quello di una scrittrice abbastanza nota, della quale lui aveva letto un solo romanzo: “I clown stanno arrivando”. Ricordava la fatica che aveva fatto nel leggerlo e portarlo a termine, e la soddisfazione che aveva provato quando un illustre critico letterario lo aveva stroncato nella sua rubrica settimanale dedicata alle nuove uscite librarie, in sostanza dicendo che non è così che si scrive un romanzo e che se la Gamber lo aveva fatto era stato unicamente per strizzare l’occhio ai suoi colleghi più blasonati e far capire quanto anche lei fosse brava. Non era forse un caso se quel libro era rimasto, unico della sua produzione, fuori dal catalogo delle opere della  scrittrice per ben dieci anni. Ora fuori, sul pianerottolo, c’era lei, Clara, che dopo avere sentito il suono del campanello giù in strada aveva aperto il portone senza rispondere al citofono e quindi, di lì a poco, la porta di ingresso dell’appartamento. Quando si era trovata di fronte due sconosciuti, uno dei quali in divisa da poliziotto, era sobbalzata. Evidentemente doveva avere creduto che fosse il marito che rientrava, e ora non sapeva più cosa pensare.

- Signora Gamber? – chiese Cardona sebbene l’avesse immediatamente riconosciuta.

- Sì. Cosa succede?

- Signora, è successa una disgrazia a suo marito. Emanuele Fardelli – aggiunse il poliziotto per meglio essere sicuro che quanto andava dicendo coincidesse con quanto andava pensando. 

 - Emanuele…

- E’ morto. E' stato ucciso.

L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
EDB Edizioni

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STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
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