MARZO

Racconto poliziesco di Macc Tony

La ragazza spalancò gli occhi a mandorla facendo così assumere una forma normale ad occhi che solitamente erano più obliqui, all’orientale, come il viso dagli zigomi alti che la facevano somigliare a una geisha. Dimostrava poco più di trent’anni anche se ne aveva poco meno di quaranta, era più alta di quanto Cardona pensasse potesse essere quando la guardava in Tv, magra, ma non nei punti strategici, e con i neri e lisci capelli che le incorniciavano il volto bianco, quasi gessoso così come un biglietto funebre di ringraziamenti listato a lutto. Ricordava un po’ il viso all’orientale dell’attrice Shirley McLaine così come era stato negli anni ’60.

La donna-ragazza, perché Clara Gamber continuava a sembrare nonostante gli anni trascorsi, si fece di lato per fare entrare i due uomini: il poliziotto in borghese che le aveva mostrato il documento di identificazione e quello in divisa che non aveva bisogno di farlo perché era l’abito che indossava a farlo per lui. E con certi poliziotti, è di certo meglio che a parlare sia il loro abito. L’ingresso immetteva direttamente in un salotto rivestito di legno dal pavimento al soffitto, pareti comprese. Come una cassa piena di libri, dato che scaffali ripieni di volumi si trovavano ad occupare tre pareti su quattro. La ragazza indossava una semplice vestaglia che la ricopriva parzialmente, semplicemente, un po’ come una trama di romanzo la quale è sempre semplice prima che l’Autore intervenga a rivestirla con la sua cultura e il suo talento. Da lì passarono nel soggiorno, illuminato parzialmente da una grossa lampada a stelo posta ad una estremità del divano. Anche qui le pareti ospitavano libri, ma forse complice la vastità della stanza sembravano meno numerosi e forse lo erano anche rispetto a quelli presenti nel tinello, quasi che da tutti quei volumi ci si volesse difendere relegandoli nei pressi dell’uscita, a rendere meno soffocante con la loro cultura una esistenza a due già di per sé non meno soffocante.

La donna si voltò, invitandoli poi a sedere e sedendo quindi lei stessa, affranta. L’agente in divisa restò in piedi, guardandosi intorno senza espressione sul viso dai lineamenti belli ma un po’ pesanti tipici di un romano tipo che sta per essere abbandonato dalla giovinezza e ghermito dalla cosiddetta maturità. Il commissario, col maggior tatto possibile, raccontò alla donna quello che al marito era successo, provando quasi rimorso per quanto fino a qualche istante prima aveva pensato del modo di scrivere di lei e di come l’aveva, forse a torto, giudicato. Quindi, finita la sua esposizione dei fatti che lui non dubitava che lei in seguito avrebbe fatto confluire in un suo libro, perché gli scrittori sono fatti così, le chiese: - Cosa ci faceva suo marito in via Claudia?


L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
EDB Edizioni

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STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni

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