MARZO

Racconto poliziesco di Macc Tony

Raggiunse via Melchiorre Gioia dopo avere costeggiato il giardino pubblico di Palestro, l’ex area del luna-park permanente, via Fabio Filzi. Quindi si immise nella lunga e noiosa via Gioia, che era l’opposto del suo nome festoso. Palazzi per la gran parte moderni, nel senso che erano stati edificati nei decenni ’50-’60 del Novecento alternati a villette più vecchie ma non meno squallide, a parte una grande chiesa non priva di una grazia esterna. Scalise arrivò al numero civico 72 e lo oltrepassò proseguendo fino a quando gli fu possibile trovare un posto dove parcheggiare. Scese sotto la pioggia leggera, prese un ombrello portatile dalla tasca laterale della portiera e tornò al numero interessato. Sulla schermata dei campanelli trovò il cognome Marelli, senza il nome. Il portone era chiuso e all’interno non era presente una portineria. Scalise controllò l’ora: le cinque del pomeriggio. Scrollando le spalle decise di suonare il campanello. Nessuno rispose. Aspettò nei pressi all’incirca una ventina di minuti prima che il portone si aprisse e una donna ne varcasse la soglia. Era ancora giovane e carina, e oltre a una big borsa portava un ombrello colorato di rosa, un telefonino tablet col quale se ne potevano fare di tutti i colori: telefonare, scrivere messaggi, utilizzare il computer, guardare filmati. Più che una esistenza virtuosa era una esistenza virtuale e il poliziotto ancora non sapeva se fosse meglio o peggio rispetto a quella del passato. Esibendo il documento di identificazione raggiunse la donna.

- Commissario Scalise – disse. – Mi scusi, signora, vorrei rivolgerle alcune domande.

La donna parve più sorpresa che preoccupata.

- Conosce un inquilino che abita qui, si chiama Andrea Marelli?

- Di vista – rispose lei sinteticamente. Ma quella sintesi non era sufficiente per il poliziotto, che infatti chiese ancora: - Vive solo, che lei sappia?

- Sì. È single.

- Che lavoro svolge?

- Guardi: siamo talmente in tanti, nel palazzo, che a malapena conosco di vista la metà di chi ci abita e sempre a malapena scambio qualche parola con il dieci per cento di loro. Fra questi, il signore di cui mi ha detto il nome non c’è.

- Peccato. Mi sa dire se ha fatto amicizia con qualche altro inquilino?

- L’ho visto parlare con qualche altro condomino; tutto qui. Non so chi abbia per amico.

- Non sa dirmi altro su di lui?

- No. Mi spiace.

- Me lo descriva. Com’è, fisicamente?

- Altezza sul metro e settanta, capelli e occhi castani, età sulla cinquantina, corporatura normale.

- Almeno quella – disse Scalise, più a se stesso. Poi gli venne in mente qualcos’altro, si congedò dalla donna dopo averla ringraziata e, attraversata la strada, si diresse nella vicina agenzia di viaggi che aveva prima notato. Era gestita da due uomini, padre e figlio, il padre vivace e ricco di spirito. Lo si capiva dallo sguardo sornione contrapposto a quello più serioso del figlio, che nonostante la quarantina abbondante pareva poco propenso ad abbandonare quella serietà ostinata che è prerogativa di bambini impegnati nella crescita.

- Buongiorno – salutò il poliziotto nell’entrare, mentre avanzando metteva mano al portafoglio. – Polizia – specificò mostrando il documento. – Vorrei farvi alcune domande.

I due uomini si scambiarono uno sguardo in tralice.

- Dica pure - disse il più anziano con timbro di voce caldo come quello di uno speaker radiofonico.

- Vorrei sapere se nel computer  conservate per qualche tempo le prenotazioni dei clienti.

Fu il giovane a rispondere o a tentare di farlo, ma siccome era affetto da balbuzie fu il padre a inserirsi nella sua risposta per meglio concludere una spiegazione che neppure era iniziata. A Scalise venne da pensare che l’ironia dell’uomo fosse dovuta proprio al fatto di ritrovarsi per figlio un adulto bambino.

- Le conserviamo per qualche mese, talvolta qualche anno.

- Mi interessa il nominativo di Andrea Marelli.

- Controllo subito.

Mentre l’uomo controllava squillò il telefono. Il figlio rispose, riuscendo a balbettare due parole su tre. Il padre, che ci era abituato, finse di non sentire. Passarono diversi minuti, durante i quali il giovane quarantenne si lanciava in una tormentata spiegazione riguardante un viaggio in Oriente dove gli eventuali fumi oppiacei che quel luogo prometteva sembravano già stati in precedenza testati dall’agente di viaggio per la maniera fumosa con la quale si esprimeva. Finalmente il vecchio tornò a rivolgergli la parola.

- No. Il nome Marelli non c’è. 

- Va bene – disse Scalise alzandosi. – Grazie per la collaborazione.

- La persona che mi ha indicato – volle sapere l’uomo, - abita per caso da queste parti?

- Sì. Ho pensato che quindi poteva essersi rivolto a un’agenzia qui nei pressi.

- Oltre alla nostra ce n’è un’altra a cinquecento metri da qui, uscendo sulla sinistra. Provi anche lì.

- Lo farò subito. Grazie.


L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
EDB Edizioni

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STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
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