MASTRO DON GESUALDO - Giovanni Verga

La letteratura universale
a cura di Antonella Di Vincenzo

INCIPIT
Suonava la messa dell'alba a San Giovanni; ma il paesetto dormiva ancora della grossa, perché era piovuto da tre giorni, e nei seminati ci si affondava fino a mezza gamba. Tutt'a un tratto, nel silenzio, s'udì un rovinìo, la campanella squillante di Sant'Agata che chiamava aiuto,usci e finestre che sbattevano, la gente che scappava fuori in camicia, gridando:
? Terremoto! San Gregorio Magno


FINIS
Così, nel crocchio, narrava le noie che gli aveva date quel cristiano – uno che faceva della notte giorno, e non si sapeva come pigliarlo, e non era contento mai. ?Pazienza servire quelli che realmente son nati meglio di noi... Basta, dei morti non si parla.
?Si vede com'era nato... ?osservò gravemente il cocchiere maggiore. ?Guardate che mani!
?Già, son le mani che hanno fatto la pappa!...Vedete cos'è nascer fortunati... Intanto vi muore nella battista come un principe!...
?Allora, ?disse il portinaio, ?devo andare a chiudere il portone?
?Sicuro, eh! È roba di famiglia. Adesso bisogna avvertire la cameriera della signora duchessa.


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STIRPE DI DONNE

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