Mercato del Lavoro News n. 86 - 1

MINIMI SALARIALI PER LEGGE O EFFICACIA UNIVERSALE DEI CONTRATTI COLLETTIVI ? DIPENDE DAL SINDACATO

Discutere sull’introduzione in Italia del salario minimo legale richiede dare risposta a due questioni: primo, è necessario? Secondo: è fattibile? Quanto alla prima, occorre puntualizzare che la vulgata per cui la retribuzione minima è determinata dalla contrattazione collettiva nazionale, al netto delle valutazioni giuridiche e politiche, presenta falle visibili: sono esclusi non soltanto i lavoratori non formalmente subordinati (p.IVA e Collaborazioni economicamente dipendenti, lavoratori attivati su piattaforme informatiche) ma anche (a parte ovviamente i lavori in nero) lavoratori riconducibili a Contratti Collettivi formalmente corretti ma conosciuti come “pirata”. Il Cnel, infatti,  ammesso e non concesso che i contratti non sottoscritti dalle organizzazioni sindacali tradizionali siano “anomali” ci dice che dei contratti vigenti solo il 33% è firmato dalla Cgil e/o Cisl e/o Uil. Confindustria da parte sua firma solo il 14% dei contratti vigenti. Nel settore del commercio, per esempio, esistono 192 contratti vigenti, dei quali solo 23 firmati da Cgil, Cisl, Uil. Se questi contratti esistono è evidentemente perché presentano dei vantaggi rispetto ai CCNL “classici”; difficilmente vantaggi a favore dei dipendenti. Difficile determinare il numero di lavoratori cui si applicano questi trattamenti (le stime parlano di 5 milioni), che però mediamente prevedono minimi tabellari inferiori del 7% a quelli dei CCNL CGIL CISL UIL e molto spesso una mensilità in meno.

Un dato più preciso viene dall'INPS: la retribuzione lorda oraria minima media prevista dai CCNL “regolari” era nel 2015 di 9,41 € (comprensiva di tredicesima) ma nel 2017 ben il 22% dei lavoratori percepiva meno di 9 €, con punte notevoli tra donne, giovani e regioni del Sud. Interessante notare che il salario orario minimo “mediano”, cioè quello che si colloca a metà strada tra il valore minimo e quello massimo, è di 11,77 €: il minimo salariale medio è dunque pari all’80% del mediano. In Francia è il 70% e in Germania il 50%, il che mostra che la curva salariale legale (al netto cioè del lavoro sommerso) in Italia è molto schiacciata, oltre a presentare valori assoluti piuttosto bassi: nel 2018 20 € medi, contro 23 dell'area Euro e 21 dell’UE. Per individuare un valore accettabile del salario minimo orario medio può essere utile fare riferimento alla situazione di Germania e Francia, i due Paesi più simili al nostro per dimensioni di mercato e struttura produttiva. Nel 2017 in Germania il salario lordo minimo orario è pari a 8,50€ ,  e rappresenta il 54% della retribuzione mediana mensile corrente (2719 €). In Francia è di 9,61 €, e il salario minimo rappresenta il 70% di quello medio (2356 €). In Italia la retribuzione mediana oraria è di 11,37 € e il salario medio 2033 €. Se dovessimo prendere a riferimento il dato della Germania, quindi mirare a un salario legale che copra il 54% della retribuzione media, dovremmo garantire un minimo orario di 6,35 €, che genera una retribuzione mensile di 1.098 € lordi.

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