Michele Strogoff - Jules Verne

A cura di Stelio Ghidotti

INCIPIT

  • Sire, un altro telegramma.
  • Donde proviene?
  • Da Tomsk.
  • Al di là di Tomsk il filo è tagliato?
  • Fin da ieri, sire.
  • Generale, fate spedire d’ora in ora un telegramma a Tomsk, e tenetemi al corrente.
  • Sì, sire - rispose il generale Kissof.
Queste parole venivano scambiate alle due del mattino, mentre la festa nel Palazzo Nuovo era in tutta la sua magnificenza.
Durante la serata, la musica dei reggimenti di Preobrajenskiiy e di Paulowsky non aveva cessato di suonare polche, mazurche, e valzer scelti tra i migliori del repertorio. Le coppie danzanti si moltiplicavano all’infinito attraverso gli splendidi saloni di quel palazzo innalzato a pochi passi dalla vecchia casa di pietra, nella quale in altri tempi si erano svolti terribili drammi, e in cui l’eco si ridestò quella notte per ripercuotere motivi di quadriglie. Del resto il grande maresciallo di corte era ben secondato nelle sue funzioni: i granduchi e i loro aiutanti di campo, i ciambellani di servizio, gli ufficiali di palazzo presiedevano alle danze; le granduchesse, coperte di brillanti, e le dame d’onore in abito di gala davano valorosamente l’esempio alle mogli degli alti funzionari militari e civili dell’antica “città dalle bianche pietre”. Così, quando risuonarono le prime note della polacca, quando gli invitati d’ogni grado presero parte a quella passeggiata in cadenza che, nelle solennità di quel genere, aveva tutta l’importanza di una danza nazionale, l’alternarsi delle lunghe vesti coperte di merletti e delle divise ornate di decorazioni presentò uno spettacolo indescrivibile, abbagliante, sotto la luce di cento lampadari decuplicata dagli specchi.

FINIS

A Omsk la vecchia Marfa li aspettava nella casetta degli Strogoff. Essa abbracciò appassionatamente la giovane che già cento volte nel suo cuore aveva chiamata figlia. La coraggiosa siberiana ebbe quel giorno il diritto di riconoscere suo figlio e di dirsi orgogliosa di lui.
Dopo alcuni giorni passati a Omsk, Michele e Nadia Strogoff rientrarono in Europa, e siccome Wassili Fedor si stabilì a Pietroburgo, i suoi figli non ebbero altra occasione di lasciarlo se non quella di andare ogni tanto dalla vecchia madre.
Il giovane corriere fu ricevuto dallo zar, che lo nominò addetto speciale alla sua persona e gli conferì la croce di San Giorgio.
Michele Strogoff arrivò in seguito a un’alta situazione nell’impero. Ma non la storia dei suoi successi, bensì quella delle sue disavventure meritava di essere narrata.

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