Milano e l’Arcivescovo: tra Burocrazia e Università

Negli ultimi interventi, l’Arcivescovo di Milano è entrato nei problemi di dettaglio tecnico-amministrativo: il problema della burocrazia e il ruolo delle Università per la città

Qualcuno si è chiesto se i vari interventi dell’Arcivescovo di Milano (dal Discorso alla Città dello scorso 6 dicembre tenuto nella Basilica di Sant’Ambrogio al più recente intervento dell’11 febbraio in Consiglio comunale) - che sono entrati anche negli aspetti operativi dell’amministrare, con u Sarà na sorta di supplenza - non evidenzino che “non siamo messi molto bene? Sarà così?
D’altra parte, c’è da rammentare che proprio Sant’Ambrogio, prima di diventare Vescovo di Milano, fu Governatore dell’Italia Annonaria (sostanzialmente l’attuale Italia del nord) con sede a Milano. Da qui, anche un po’ per tradizione, una certa praticità dei sacerdoti ambrosiani. Ma, al di là delle varie considerazioni e senza voler “ridurre” gli interventi dell’arcivescovo Delpini, nell’occasione soffermiamo l’attenzione su due aspetti - evidenziati nel Discorso alla Città - sui quali siamo stati invitati a “pensare”, cioè la complessità delle proceduree la necessità di “scomodare le Università”.

Complessità delle procedure 

«Le complicazioni delle normative, delle pratiche burocratiche, delle procedure di verifica e di rendicontazione: questa complicazione pervade molti aspetti della vita dei cittadini (…) le pratiche si gonfiano in un modo spropositato, i tempi per le autorizzazioni si prolungano in maniera esasperante. (…) E forse che la patria del diritto, come chiamano talvolta l’Italia, sia diventata un condominio di azzeccagarbugli? (…) Non penso che sia fuori luogo richiamare quello che dice il Vangelo: “Non è l’uomo per il sabato, ma è il sabato per l’uomo”. Cioè non è l’uomo per la regola e la burocrazia, ma è la burocrazia e la regola a servizio dell’uomo. E tutto questo capitolo della complicazione, delle procedure, delle verifiche, dei controlli e della documentazione, credo che abbia bisogno di una riflessione profonda

».

Scomodare le Università«Non mi sento nelle condizioni di addentrarmi nelle analisi sistematiche del pensiero, delle condizioni dei processi che possono contribuire a migliorare i rapporti tra i cittadini, a rendere più ragionevole la Pubblica amministrazione e i rapporti tra i cittadini e le istituzioni. Ma (…) la nostra città, in cui università e istituzioni culturali sono così significative e apprezzate, è chiamata a produrre e a proporre un pensiero politico, sociale, economico, culturale che possa aiutare a leggere il presente e a immaginare il futuro. E credo che saremmo proprio tutti fieri se proprio qui a Milano si approfondissero riflessioni, si promuovessero confronti, si potessero riconoscere scuole, programmi, prospettive, responsabilità. A Milano ci sono molte espressioni, ci sono molti centri di cultura. Può darsi che ciascuno proceda per conto proprio, producendo eccellenze che servono solo per l’autocompiacenza. Invece, siamo chiamati a condividere i frutti del pensiero, a proporre qualche percorso condiviso e illuminato da una sapienza che vada più in profondità. (…) Dobbiamo scomodare le Accademie perché ci aiutino a pensare».

Partecipazione o burocrazia? - Crediamo non siano necessari commenti. Nell’occasione, quindi, segnaliamo solo che, nell’ambito del percorso “a Scuola di Periferie” (60 “lezioni” nel periodo 2017-2019), riprende il ciclo “Partecipazione o burocrazia?” (Negozio civico ChiAmaMilano - Via Laghetto 2), promosso da Consulta Periferie Milano, Fondazione Dioguardi e nextPA-Associazione Studenti Bocconi.

Il primo appuntamento di martedì 26 marzo - ore 18 metterà a tema “Il governo della città e delle sue periferie” (info: www.periferiemilano.com), i prossimi appuntamenti, continueranno con cadenza mensile, sempre di giovedì ore 18,00.

Walter Cherubini
Consulta Periferie Milano
www.periferiemilano.com


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