MOLTI CONTROLLI MA NESSUNA PROTEZIONE DA PARTE DELLE FORZE DELL'ORDINE

I milanesi si stanno impegnando

Salvo rare eccezioni, hanno accettato le nuove norme per poter superare al più presto questa situazione critica: escono di casa con mascherina e guanti in lattice, si dispongono diligentemente in fila mentre attendono, a distanza di sicurezza, di entrare al supermercato e si limitano al giro dell’isolato per portare a passeggio il proprio cane. Sono meritevoli di ammirazione e comprensione in un contesto difficile e faticoso.

In molti vengono fermati dalle Forze dell’ordine per giustificare il proprio spostamento o per mostrare lo scontrino della spesa appena effettuata. Eccetto la mitologica e intramontabile figura dell’italico menefreghista colto in castagna, ognuno sta facendo la propria parte senza lamentarsi e accetta di buon grado i controlli; doverosi, necessari, giustificati ma non equi.

Questa pandemia ci sta costringendo a vivere un eterno agosto dove i cittadini scompaiono dalle strade e un sottobosco di reietti balza immediatamente all'occhio. Reietti particolari che non suscitano pietas cristiana o ammaliano per il proprio miserevole e letterario romanticismo ai margini del sociale.

La zona Monforte è afflitta da almeno una decina d’anni da un numero imprecisato di persone che trascorrono la giornata ingurgitando alcool e defecando nelle aiole: non sono inoltre mancate segnalazioni di disturbo alla quiete pubblica e molestie sulle donne. I cittadini si sono radunati in comitati, hanno documentato e scritto al Comune e ai giornali ma nulla è mai cambiato. Questi sordidi e sudici dei continuano a gozzovigliare con tetrapak di vino in un personale Olimpo, inarrivabile, inviolabile, intoccabile. Dall'alto dei loro abissi plebei (Lodovico Corio) vivono sereni senza regole, senza controlli e senza decenza, osservando sardonici noi comuni mortali, imprigionati nei dettami di un mondo che non li riguarda.

In vita mai ho conosciuto parecchi indigenti o senza fissa dimora. L’uomo delle rose che soleva raccogliere i petali sparsi davanti a un fioraio per poi farseli cadere delicatamente addosso come pioggia ristoratrice; Il Giovanni che vendeva libri per la strada con accanto i suoi due cani ben curati, sempre al guinzaglio e mi citava Flaubert o Baudelaire. L’elegantone, fiero di sfoggiare, estate o inverno che fosse, un lordo e rattoppato completo grigio da matrimonio mentre pontificava per la strada, più spesso da solo che con altri, sulla vita e sull'amore. L’elenco sarebbe troppo lungo ma ognuno di loro era in possesso di una dignità, di una poesia e di un tale intimo dolore da esser degni di un’ode. Non hanno mai dato fastidio a chicchessia e sono sempre stati aiutati e benvoluti da tutti.

Ma la cricca del Monforte non possiede nulla di idillico o suggestivo. Rappresenta l’aspetto più laido e sgradevole dell’animo umano, impedendo anche al cuore più puro o all'indole più soave di provare empatia o solidarietà.

Anche adesso che gli abitanti della zona attendono pazientemente di poter effettuare gli acquisti in un supermercato di viale Premuda, il povero ragazzo addetto alla sicurezza è costretto quotidianamente a bloccare quei balordi che vogliono entrare saltando la fila per poter prendere altro vino o altra birra. Imprecano, lo minacciano per poi inveire contro terrorizzate signore con mascherina, guanti e carrello della spesa. Mentre tutti noi stiamo adattandoci a questa nuova, surreale e asettica vita, costoro orinano sulle automobili, sputano sulle panche della fermata del tram e vomitano sul marciapiede.

Poco prima di Capodanno, il pitbull, ovviamente senza guinzaglio, di uno di questi personaggi si è avventato sul cagnolino di un signore di passaggio sbranandolo. Qualche giorno addietro, altro soggetto e altro pitbull, sempre sciolto, hanno dato vita alla stessa situazione. Sia nel primo sia nel secondo caso, gli uomini si sono dileguati in un attimo assieme ai propri quadrupedi, lasciando sul marciapiede una pozza di sangue, un povero animale esanime e un proprietario in lacrime.

Il Monforte, come altre zone nella stessa situazione, è stanco, avvilito, scoraggiato e demotivato. Ora più che mai. Stanco perché da anni, nonostante le innumerevoli segnalazioni, è tenuto in ostaggio da queste persone. Avvilito perché, in queste infinite Cinque Giornate di Milano, sta tenendo duro rispettando il proprio prossimo e le nuove direttive. Scoraggiato nel constatare che i controlli riguardano solo la gente comune. E demotivato, in quanto sottoposto ad accertamenti ma non a protezione da parte delle Forze dell’ordine.

È un momento estremamente delicato e la pubblica sicurezza dovrebbe presentarsi ai cittadini non solo nelle vesti di intransigente e punitivo Minosse ma essere soprattutto scudo di difesa e faro di speranza nella notte più buia che si ricordi da 75 anni a questa parte.

Riccardo Rossetti


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