MONICA VITTI IN TEATRO DAL '53 AL CINEMA DAL 54

RIMANE VIVA NELLA NOSTRA MEMORIA E NEI NOSTRI RICORDI

Dopo lunga malattia: Alzheimer, è morta a Roma dove era nata Maria Luisa Ceciarelli, meglio nota come Monica Vitti. Era nata il tre novembre 1931, ed è morta il due febbraio 2022, amorosamente accudita per molti anni: una ventina circa, dal suo compagno Roberto Russo e da una badante. Monica Vitti debuttò: ancora con il proprio nome originario, ne "La Nemica" di Dario Niccodemi, anno di grazia 1953, un anno prima del suo debutto cinematografico avvenuto con "Ridere! Ridere! Ridere", di Edoardo Anton, primo di 53 film girati in 36 anni, l'ultimo dei quali è "Scandalo segreto", da lei stessa diretto nel 1990. Nel 1953 si diplomò all'Accademia d'Arte Drammatica diretta da Silvio d'Amico, portando sul palcoscenico Shakespeare, Molière, Brecht. Fu anche doppiatrice e fu qui: in sala di doppiaggio, mentre doppiava l'attrice Dorian Gray, nome d'arte di Maria Luisa Mangini (il destino volle che le due attrici avessero lo stesso doppio nome) nel film "Il grido", di Michelangelo Antonioni, che il regista ebbe modo di notare la sua bravura e annotare la sua bellezza, dicendo: "Ha una bella nuca, potrebbe fare del cinema". Evidentemente, per un regista che agiva cerebralmente, la testa (e non solo quella, c'è da scommetterci) di una donna era più che importante. L'attrice era figlia di padre romano e madre bolognese ed è dal cognome della madre: Vittiglia, che prese la prima parte del suo cognome artistico. Il nome Monica invece pare che lo scelse da un libro che aveva appena letto.
Da bambina visse a Messina per circa otto anni, poiché il mestiere del padre era quello di ispettore del Commercio estero, e fu qui che sicuramente assorbì l'intonazione del dialetto siciliano che poi le tornerà utile nel film "La ragazza con la pistola", diretto da Mario Monicelli. Il regista che dieci anni prima aveva lanciato nel filone brillante Vittorio Gassman ne "I soliti ignoti", lanciò ora nel firmamento cinematografico la Vitti ne "La ragazza con la pistola". Nel 1956 una Monica Vitti venticinquenne esordirà a teatro nell'Amleto di Shakespeare nel ruolo impegnativo di Ofelia. Ogni tanto, anche in età matura, la Vitti farà ritorno a teatro, come ad esempio nel 1987 con "La strana coppia", di Neil Simon, e "Prima pagina", dove nel film diretto da Billy Wilder i protagonisti antagonisti erano Jack Lemmon e Walter Matthau. Ma fu soprattutto nel 1978, con "Il cilindro" di e con Eduardo De Filippo, che la bravissima ed eclettica attrice ebbe modo di rifulgere in Televisione. Nel 1993 e nel 1995 scrisse anche due libri: "Sette sottane" e "Il letto è una rosa". Al 2002 risale la sua ultima apparizione pubblica, all'età di settant'anni. Dopodiché, colpita da quel dannato male che ha nome Alzheimer, preferì non farsi più vedere. Avevo appreso della sua malattia da Jaja Fiastri nel 2006. 
Monica Vitti ce la ricordiamo anche in alcune sue apparizioni televisive, soprattutto quella bellissima del varietà del 1974 "Milleluci", dove al fianco di Mina e di Raffaella Carrà cantò e ballò rivestita con un abito da marinaio.
Alla ancora verde età di 43 anni la bionda, bella, simpatica e brava attrice cantò con la sua voce piacevolmente roca una canzone che l'ottimo regista Antonello Falqui seppe riprendere con la sua solita e solida bravura.
Monica Vitti dopo i quattro film sul tema dell'incomunicabilità diretti da Antonioni: "L'avventura", 1960; "La notte", 1961; "L'eclisse", 1962; "Deserto rosso", 1964 (al quale se ne aggiunse un quinto: "Il mistero di Oberwald", 1980) passò ai ruoli brillanti inaugurati da "La ragazza con la pistola" per poi brillare per quel gioiello che era per tutti gli anni Settanta soprattutto a fianco di un altro grande: Alberto Sordi, e sfavillare in film quali "Tosca" "Dramma della gelosia", "Polvere di stelle". La sua enorme bravura le fece guadagnare cinque David di Donatello, tre nastri d'argento, dodici globi d'oro, un Leone d'oro alla carriera e un Orso d'argento al Berlino Film Festival, ma soprattutto le fece guadagnare l'affetto e la stima da parte del pubblico, che vide e intravide in lei la bravura che parte dall'anima per raggiungere il cuore della gente.
Antonio Mecca

L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
EDB Edizioni

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