Monumento alle Cinque Giornate

La vera storia del leone di Giuseppe Grandi

In questo mese, a Milano, sarebbe opportuno e doveroso commemorare i nostri coraggiosi avi che con il loro sacrificio ci fecero dono del nostro presente. Coloro che amano la storia e che ancora attribuiscono un significato alla nostra troppo spesso scontata libertà, di certo lo faranno. Altri, farebbero bene a informarsi per riscoprire l’antico orgoglio e donarsi quel senso d’appartenenza che ancora ci manca.  Tuttavia il mio ricordo in questa ricorrenza, non vogliatemene, non è rivolto a una donna o a un uomo ma a un animale: un leone, la cui sagoma bronzea si staglia alla base del Monumento alle Cinque Giornate nell'omonima piazza.

Come molti sapranno, l’imponente obelisco è opera di Giuseppe Grandi. Ogni statua presente, dalle cinque donne, alla campana, all'aquila, ha un preciso e voluto riferimento. Il leone in questione, rappresenta il popolo che insorge. Ciò che forse è meno noto è che quel leone è esistito veramente e che suo malgrado, si prestò a modello per l’eccentrico scultore scapigliato.
Circa cinque anni dopo avere vinto il concorso pubblico per il monumento, il Grandi, pignolo e maniacale per i dettagli, si reca ad Amburgo per comprare o noleggiare (le fonti non concordano) da un circo in liquidazione Borleo, un anziano e mansueto leone. Giunto a Milano in treno, l’animale viene trasferito a casa dello scultore, così da poterne cogliere in ogni momento la ferocia e la fierezza che gli occorrevano.
I giorni passano ma niente da fare: Borleo non ruggisce. Dopo tanti anni trascorsi in una gabbia il vecchio felino ormai nulla ha più a che vedere con l’indomito re della foresta. Il Grandi, con la foga e la passione che lo contraddistinguevano, si infuria e continua a lanciargli addosso oggetti pur di ottenere una reazione. Dal canto suo, il leone si mangia tutto: carta, pennelli, carboncini. Ogni cosa viene ingurgitata e, ovviamente, trascorse un paio di settimane a base di questa dieta, giunge puntuale una costipazione colossale.Dopo un consulto tra amici ed esperti, viene deciso di praticare un clistere all'animale con un marchingegno appositamente costruito. Non appena l’ammennicolo viene introdotto, il leone lancia un tale ruggito che tutti i presenti fuggono terrorizzati. Tutti tranne uno: il Grandi che, raggiante di gioia, comincia finalmente a disegnare su un foglio.
Non so che fine abbia fatto Borleo: per contratto sarebbe dovuto tornare presso la Società Zoologica di Anversa ma non ne ho trovato conferma. Così, se in questi giorni doveste capitare davanti al monumento alle Cinque Giornate, dopo aver reso omaggio ai nostri generosi caduti, soffermatevi ancora un momento e regalate un sorriso al mite e tragicomico leone, eretto a imperituro simbolo della nostra libertà ma che di libertà in vita sua non ne vide mai. Paradosso innocente dell’umana natura.                                                                                                                                                                                                                                                                                   

Riccardo Rossetti

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