Nei film americani negli anni Cinquanta

L'esistenza selvaggia nell'America del Nord

Nei film western americani che vanno dal primo periodo di produzione fino agli anni Cinquanta-Sessanta del Novecento è la donna a contendere con la sua figura carismatica la scena ai colleghi uomini. Se infatti questi sono spesso impegnati a scazzottarsi, a spararsi, a bere e a giocare d'azzardo, loro sono invece proiettate verso un futuro immediato fatto di unione matrimoniale e un futuro più distante fatto di figli da allevare nei sani principi stabiliti dalla religione e fondati sul lavoro della terra che: strappata agli indiani, non serve più soltanto come terreno di pascolo per i bisonti ma anche come coltivazione e scoperta di petroio. Gli americani con la loro forza fisica hanno saputo battersi contro gli indiani, contro i messicani, contro i fuorilegge e anche contro loro stessi - vedi la guerra di secessione avvenuta negli stessi anni: 1861-1865, in cui in Italia avveniva l'unione del Paese - hanno allevato i bovini portandoli poi nei grandi centri dell'Ovest dove rivenderli e fare rientro a casa non dimenticandosi del regalo di prammatica verso la fidanzata o la moglie o la sorella, tipo un vezzoso cappellino, un morbido scialle, un paio di scarpe da sfoggiare alla domenica alla messa o nelle rare feste che il paese può permettersi, e persino una borsetta. Dopodiché via a sgobbare come sono soliti.
È indubbio che senza la forza fisica degli uomini si sarebbe ottenuto ben poco in quella esistenza selvaggia che buona parte dell'America del Nord ha conosciuto. Ma è altrettanto indubbio che senza la forza morale delle donne, senza il loro coraggio, senza la loro abnegazione e generosità gli uomini non ce la avrebbero potuta fare. Quando una donna entra nelle inquadrature di un film western, dà l'immediata sensazione di trovarsi di fronte a una figura dotata di un carisma superiore a quello degli stessi uomini. Perciò l'affermazione dello scrittore Giuseppe Marotta: "La donna è il diluente dell'uomo", trova qui come anche altrove un suo significato. Dopo la dura lotta quotidiana svolta per non farsi scavalcare dagli avvenimenti, la presenza di una donna che -almeno nei film- rappresenta l'approdo ideale per la sua dolcezza e comprensione, è il porto sicuro al riparo del quale potere godere dell'amore della e per la propria compagna.
Sempre Marotta affermava che la donna americana è una moglie terribile per il suo carattere forte, ma forse era - appunto - forte e determinata a non farsi scavalcare nel rapporto matrimoniale. Nei film western molte attrici hanno ricoperto nel corso degli anni il ruolo della donna compagna dei propri uomini. Da Virginia Mayo a Jean Arthur, da Rhonda Fleming a Jennifer Jones, da Doris Day a Jane Russell. In questi film: dagli anni Trenta agli anni Sessanta, le donne sono forse un po' troppo tutte d'un pezzo, contraltare dei propri uomini, ma risultano comunque di una intensità che non passa inosservata, perché la loro sola presenza è un sole che finisce per illuminare di riflesso anche gli uomini, come del resto ogni grande donna è solita fare in ogni epoca e in ogni Paese. A meno che non sia costretta e stretta alla catena dei pregiudizi e avvolta da abiti che la stringono e costringono ad imprigionare se stessa come un bozzolo dal quale la farfalla, in esso contenuta, non potrà mai mutarsi in quel delizioso volatile per volare al di sopra delle meschinità maschili.
Antonio Mecca

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