NON CANCELLIAMO LA NOSTRA MEMORIA

Ascoltiamo i testimoni e leggiamo le loro opere

L'editore Mondadori ha ristampato "Sopravvissuta ad Auschwitz", che raccoglie la testimonianza autobiografica di Liliana Segre ed è a cura della giornalista Emanuela Zuccalà. La prima edizione dell'opera risale al 2013, e fece conoscere a molti italiani le sofferenze patite non solo da una ragazzina di 13 anni, ma anche da tantissime persone, colpevoli solo di essere di etnia ebrea.
Nata a Milano il 10 settembre 1930, Liliana dopo un tentativo di fuga in Svizzera insieme al padre Alberto, respinti dalla polizia elvetica, furono costretti a rientrare in Italia dove il giorno dopo vennero arrestati e imprigionati nel Nord Italia. Dopo varie settimane di prigionia furono fatti salire insieme ad altri esseri umani su un treno in partenza dal famigerato binario 21 sito nei sotterranei della stazione Centrale di Milano e condotti nel macabro campo di concentramento polacco di Auschwitz. Alberto fu subito portato nella camera a gas e Liliana impiegata a lavorare nella fabbrica di munizioni gestita dai nazisti. Per tre volte dovette passare l'esame che le avrebbe consentito di continuare a lavorare e quindi a vivere, o meglio a sopravvivere. Perché privata della quantità di cibo sufficiente a che un corpo potesse vivere degnamente, mangiando solo una minestra disgustosa che però veniva contesa dai prigionieri per poter continuare a sopravvivere. E tutto questo sotto le continue ingiurie dei loro aguzzini. La ragazzina rimase prigioniera dal febbraio 1944 all'aprile 1945, a cavallo dell'età fra i 13 e i 14 anni. Liliana, priva di padre nonché di madre (perduta quando ancora aveva un anno di vita), fu liberata il primo maggio dagli americani e dovette restare altri quattro mesi fino a quando il 31 agosto del 1945 poté fare ritorno in Italia e nella sua Milano.

Qui riprese la scuola e a vivere più o meno normalmente accolta dai nonni materni cercando di raccontare il meno possibile delle sofferenze ricevute, anche perché molte persone non erano in grado di capire e contrapponevano la loro esperienza di privazioni in città a quella passata in un campo di concentramento come se poi fosse la medesima cosa.
Liliana cercò di non raccontare più le sofferenze patite, e questo fino al 1990, quando intorno ai sessant'anni, ormai sposata e madre di tre figli, prese a parlare in pubblico della sua terribile esperienza perché sentiva di doverlo non solo a se stessa, a quella ragazzina che era stata, ma anche ai milioni di persone che come lei l'avevano subìta. E tutto questo in virtù di un uomo e di tante altre persone che condividevano con lui l'odio per gli ebrei. In questi trent'anni la senatrice Liliana Segre ha parlato a migliaia di persone, soprattutto giovani, narrando ciò che aveva visto e vissuto, sempre con voce pacata.
Bisogna stare attenti a far sì che la democrazia continui a esistere, perché certi fenomeni che inizialmente ci sembrano quasi comici possono finire per degenerare fino a voler riproporre ciò che già abbiamo visto e vissuto.
Ecco perché è necessario leggere vari libri sull'argomento, di cui questo "Sopravvissuta ad Auschwitz" rappresenta uno degli esempi migliori. 

Antonio Mecca

Come si dice SCUOLA?

di Renata Freccero

STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
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EUCRAZIA - Il buon Governo

di Pietro Giuliano Pozzati
EDB Edizioni