PER GLI AMANTI DEL GIALLO

Continua ogni giorno, sempre alle ore 9:00, il romanzo Nero su bianco di Antonio Mecca . Saranno graditi commenti e consigli.

Indirizzare a edbedizioni@libero.it - Rubrica: "Per gli amanti del Giallo". Buona lettura

 La litorale che porta da Hollywood Boulevard in direzione di Santa Monica e poi ancora oltre, verso Palm Springs, la strada in un punto della quale Sam Galton aveva trovato la morte si estendeva per diverse miglia a ridosso dell’oceano da una parte e delle colline dall’altra. Sam si era schiantato a circa trenta miglia da Los Angeles, intorno alle otto di sera. Avevo trovato sul Los Angeles Examiner la notizia relativa all’incidente, corredata da due foto. Una di Sam; l’altra del punto in cui l’incidente era avvenuto. Ora mi trovavo lì nei pressi. Quando giunsi nelle vicinanze in cui l’auto di Galton, schiantatasi contro la palizzata, era poi volata giù nel burrone, proseguii fino a un tratto di strada diritta dove poter lasciare temporaneamente l’auto senza timore di subire un tamponamento. Fermai, innestai le luci intermittenti, presi il binocolo e scesi. Tornai indietro di alcune decine di metri, fermandomi davanti la palizzata sostituita da assi provvisorie. Mi sporsi per gettare uno sguardo nel sottostante baratro, occhieggiando gli arbusti, le pietre, la terra rossiccia e più in giù la sabbia bianca e il mare blu le cui acque orlate di spuma si gettavano con rinnovata violenza su quel tratto di spiaggia. Rimasi lì per qualche minuto, intento a pensare.  
     Poche auto sopraggiunsero, e fra esse nessuna di appartenenza alla polizia. Sollevai il binocolo, le cui lenti fornite di una gradazione molto potente permettevano di scorgere i più minuti particolari. Presi a scrutare il sottostante panorama con attenzione. Procedevo da destra verso sinistra con lentezza, soffermandomi di tanto in tanto per poi riprendere il movimento. Dopodiché tornavo indietro, sempre fermandomi ogni tanto. Poi dal basso risalii lentamente, mettendo a fuoco ciò che andavo di volta in volta inquadrando.
     All’improvviso, dopo una diecina di minuti da quando avevo iniziato ad esplorare il tutto, mi sembrò di notare qualcosa. Focalizzai il particolare inquadrato osservandolo con attenzione. Mi sembrava essere - e dopo un po’ che lo fissavo ne ebbi la conferma - un’antenna. Un’antenna di autoradio, finita fra i rami di un arbusto. Giaceva quasi parallela ai secchi rami, distinguendosi in quanto a colore: nero; in quanto a lunghezza: più corta dei rami; in quanto a larghezza: più sottile. Inoltre alla sommità recava il punto nero tipico delle antenne radio.
     Lasciai cadere il binocolo sul petto, trattenuto dalla cinghia di cuoio che avevo passata intorno al collo. Dopodiché con cautela mi calai giù lungo la scarpata, aggrappandomi alle pietre sporgenti dal terreno. Il punto dove l’antenna si trovava era all’incirca a metà del dirupo, su di un cespuglio alla sommità del quale fiorivano due fiori spinosi di color rosso vivo. Riuscii, pur lentamente, a raggiungerlo. L’antenna era lì, incastrata e incrostata di terriccio e di qualcosa di appiccicaticcio. La afferrai dopo avere avvolto la mano in un fazzoletto e la riposi nel taschino interno della giacca, che poi chiusi con la cerniera.  
     Cominciai la risalita, che fu più semplice della discesa, mi consentiva infatti di potermi aggrappare meglio. Arrivato in cima, facendo presa sulle mani e imprimendo uno scatto alle gambe mi rimisi in piedi, raggiunsi la mia auto, sempre lì con le luci lampeggianti innestate. Prima di risalire a bordo somministrai ai pantaloni alcune energiche manate per toglierne il terriccio accumulato; quindi mi rimisi al volante, spensi le luci, e dopo avere innestato la marcia ripartii.