Per Brancati la sensualità una caratteristica prettamente siciliana

Prima la fotografia, dopo il cinema e ora anche la televisione ne conservano il ricordo

E' morto ieri a Roma dove viveva da decenni Lando Buzzanca, nato a Palermo il 24 agosto 1935. Il suo nome per intero era Gerlando, ed era figlio e nipote di attori. A 17 anni, Lando: ormai era chiamato così da tutti, si trasferisce a Roma, dove frequenterà una accademia di recitazione e comincerà poi a fare qualche breve apparizione cinematografica, aiutato anche dalla sua notevole prestanza fisica, e in teatro. Non tralascia - o meglio: è la Tv a non tralasciare lui - anche la partecipazione in alcuni sceneggiati televisivi per poi finalmente sfondare nel Cinema dapprima nei due ruoli del maestro Pietro Germi: "Divorzio all'italiana" e "Sedotta e abbandonata", per poi con l'avvento degli anni Settanta sfondare con titoli quali "Il prete sposato", "Il vichingo venuto dal Sud", "Il merlo maschio", scalzando dal ruolo di siciliano focoso il bravo Giancarlo Giannini. La sicilianità attoriale, già esportata con successo dalla coppia Franchi e Ingrassia, raggiunge così l'apice in questa serie di film dove viene rappresentata una figura di maschio sempre in preda alla furia ormonale perché ossessionato dalla figura femminile che in linea diretta discende (forse un po' troppo!) dai personaggi descritti da Brancati, primo fra tutti "Paolo il caldo", dove il protagonista Paolo Castorini è schiavo del sesso e ad altro non pensa se non ad avere rapporti sessuali ma non sensuali, sebbene Brancati descrivesse la sensualità come una caratteristica prettamente siciliana, caratteristica che forse era anche la sua. Il film venne poi interpretato da Giancarlo Giannini, ormai più che compiuto attore di Tv e di Cinema. Buzzanca non volle partecipare, se non di rado, alla catena di montaggio (è forse il caso di dirlo) del filone sexy, preferendo a questi film dozzinali prodotti a dozzine lavori più selezionati. Il grande successo ottenuto nel 1970 in "Signore e Signora", a fianco della grande Delia Scala gli servì da trampolino di lancio in grande stile per film il cui stile era molto scarso. Nel 1991 condusse per poco tempo, al fianco di Giorgio Faletti, "Striscia la Notizia", e fu lì che ebbi modo di incontrarlo. Ricordo un uomo alto, ancora relativamente giovane (56 anni) e simpatico. Parlando con lui gli dissi di averlo molto apprezzato in "Signore e Signora", e lui mi disse: "Ma eri un bambino!". "No, avevo già 15 anni". Mi disse anche che lui aveva bisogno sia del registro comico che di quello drammatico, che alternava al suo filone principale. E questo per oltre novanta film, tra i quali due con Totò e un western all'italiana. Ebbi occasione di rivederlo anni dopo in via Veneto, dove si era approntata una festicciola in onore di qualcuno con tanto di bevande e cibarie. Lui era lì, che stava discutendo con il suo consueto charme. Lando Buzzanca è stato un ottimo attore brillante, che ha rappresentato il nostro Cinema soprattutto negli anni Settanta, decennio terribile per tutti noi per via dell'eccessiva politicizzazione che portava a scontri violenti, ad assassinii di mafia, a sequestri di persona. Un fenomeno tutto italiano. In compenso dall'altra parte: quella del mondo dello spettacolo, furoreggiavano i film con Terence Hill e Bud Spencer, i sempre validi Sordi, Gassman, Tognazzi, Manfredi, Vitti e - appunto - Buzzanca. Quel genere proveniente dal generone romano servì a stemperare, con la sua comicità, il dramma che la nostra esistenza stava attraversando, per cui non possiamo non essere grati ad attori come Lando Buzzanca era di avere contribuito a traghettarci fuori dall'orrore, facendoci approdare in altre epoche forse meno impegnate ma perlomeno più tranquille dal punto di vista che altro non era se non un punto di svista dell'intelletto umano. Italiano in primis.
Antonio Mecca

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