PICCOLO MONDO MODERNO - Antonio Fogazzaro

La letteratura universale
a cura di Antonella Di Vincenzo

INCIPIT
La vecchia marchesa Nene Scremin stava spolverando ella stessa, in abito di ricevimento e con un viso arcigno, il suo salotto. Strofinava col fazzoletto le spalliere delle sedie appoggiate alle pareti, gl'intagli del canapè e delle poltrone, i piani delle cantoniere, la campana della pendola. Alzava uno a uno i candelieri dorati dalla caminiera di marmo nero, alzava dal tavolo di marmo bianco, uno a uno, i porta-fiori, i porta-ritratti, le bomboniere, i ninnoli accumulati da una serie favolosa di natalizi e di anniversari, strofinava il marmo, cancellava le piccole nuvolette di polvere, brontolando contro quel benedetto Federico che pretendeva di avere spolverato. Il povero Federico, mezzo storpio, mezzo sdentato, mezzo calvo, capitò in quel punto, nella sua blusa di fatica, a dirle che c'era il giardiniere vecchio, quello licenziato da due mesi, e che desiderava di parlarle. «Ch'el speta!» disse la marchesa. «E vu, benedeto, cossa feu che no ve vestí? No savì che xe marti? Che spolverar feu, vu? No vedì che stala che xe qua?» «Che stala?» fece Federico, intontito. «Che stala? Cape, mi so che son sta qua do ore stamatina.» «Ben, gavarì dormìo. Gài portà l'ovo a la Tonina?»

FINIS
Il letto era intatto, don Giuseppe domandò al custode se non avesse udito alcuno scender le scale durante la notte, aprir la porta di casa. No, non aveva udito. In fatto alle sette e mezzo la porta era ancora chiusa. Invece don Giuseppe, alle sei e mezzo, aveva trovato aperto il cancello del giardinetto. Piero doveva essere uscito di là. Don Giuseppe lesse la sua lettera; non vi erano che le istruzioni promesse, la conferma delle intelligenze prese a voce e una busta suggellata, con la scritta: Da aprirsi dopo la morte di Piero Maironi. Il biglietto al custode conteneva un affettuoso saluto di commiato, una lode, un ringraziamento e l'ordine di considerare don Giuseppe Flores come suo padrone. Il custode non sapeva, non capiva niente, temeva un atto disperato per la morte della signora, parlava di far subito 139 ricerche a Porlezza e a Lugano. «No no» gli disse don Giuseppe, «non temete disgrazie. E` il Signore che lo conduce. Se il Signore vorrà, lo rivedremo. Egli desidera intanto nascondersi al mondo. Rispettiamo il suo desiderio.» In quel momento il fedele custode tacque, ma poi non si tenne dall'andar cercando le tracce del padrone. Mai non gli fu possibile di trovarne alcuna. Nessuno lo aveva incontrato, nessuno lo aveva veduto, nessuno ne aveva udito i passi. Se mai sia per venire il giorno in cui la occulta via dell'uomo scomparso si riveli, in cui ci si apprenda il perché di tanto mistero, solo Chi lo ha chiamato alle proprie battaglie lo sa.