PORTA ROMANA 1818 - Parte 2^

Le prime Montagne Russe di Milano

Quando le montagne russe vennero aperte il prezzo del biglietto era di 25 centesimi ma col trascorrere degli anni aumentò fino a 70. La pista era lunga circa 150 passi e in sette minuti si riuscivano ad effettuare fino a 32 discese tanto che il Garavaglia giunse a guadagnare più di 1000 Lire austriache al giorno: una cifra iperbolica per quell'epoca se consideriamo che negli spericolati carrellini poteva accomodarsi un solo cliente alla volta. Ma dato che il gestore consentiva tranquillamente che si scendesse anche in due tenendo in braccio un'altra persona, dopo svariati feriti e contusi, le autorità intervennero ponendo il divieto. La consueta fila di carrozze che intasava Via Marina e i vicini Bastioni si spostò presto in Corso di Porta Romana creando ingorghi clamorosi: dall'alba fino alla mezzanotte centinaia di milanesi si recavano incessantemente in quello spensierato luogo di divertimento, suscitando lo sdegno dei più anziani o dei prelati…Sì, perché quello svolazzare di gonnelle era uno spettacolo irresistibile per i maschietti dell'epoca che attendevano solo di poter ammirare una caviglia senza veli. Come sono cambiati i tempi! Rimanendo in tema di beltà private del pudor nel 1825 un episodio del Monte Tabor rimasto celebre, riguardò l’Arciduchessa e Viceregina d'Austria Maria Elisabetta di Savoia-Carignano nonché sorella di Carlo Alberto. Recatasi presso le montagne russe in compagnia altri cinque vicereali tra cui l’Arciduca Ranieri attese il proprio turno per poter scendere. La folla presente cominciò a sghignazzare, strepitare e applaudire a ogni reale capitombolo ma quando toccò alla bellissima Maria Elisabetta e nella discesa le si alzarono le sottane, mettendo in bella vista un paio di gambe ben tornite, il fragore fu epocale: se ne parlò per settimane. Disordini, schiamazzi e contusi erano ormai la regola attorno al Monte Tabor: fortuna che l'ospedale della Ca’ Granda non era lontano. Già nel 1820 la polizia revocò la licenza al Garavaglia, ormai ricco ben oltre le sue più rosee aspettative, chiudendo osteria e montagne russe. Le attività furono rilevate da Valentino Nicolassi che mise in sicurezza la discesa, rese gratuita la corsa ai clienti dell'osteria, anch'essa ristrutturata, e allietò il tutto con concerti, spettacoli e balli. Ma di lì a poco, nella primavera del 1821, il Monte Tabor fu teatro del piano più ardito della Compagnia della Teppa passato alla storia come Il Ratto dei Nani: uno scandalo che coinvolse molte signorine altolocate compresa la signora Franchi Traversi, moglie di un famoso avvocato e amica intima del Viceré. 

(Per approfondire sempre su questo sito, La compagnia della Teppa-Storia e vicende che portarono lo scompiglio nella Milano dell’Ottocento).

Dal 1823 la proprietà passò al Signor Carlo Conti rimanendo poi in mano ai suoi figli fino al 1866. Le prime montagne russe di Milano, dopo svariate chiusure, videro la propria definitiva fine sotto questa gestione ma la trattoria resistette fino a fine secolo e l’ultimo proprietario fu Luigi Panighi. Dopo alcuni anni di oblio l'area fu messa a disposizione della gloriosa società di ginnastica Forza e Coraggio. Nel 1907, spianata l'area, venne edificata una bella palazzina in stile liberty adibita a stazione funebre (Stazione Funebre di Porta Romana-) dal quale partiva un sinistro tram diretto ai cimiteri che i milanesi ribattezzarono ironicamente La Gioconda. Come potete notare il fabbricato è rimasto invariato fino ai nostri giorni. In seguito esso ospitò un teatro, poi una locale discoteca (il Ragno d’oro) e infine le Termemilano. L'area del Monte Tabor, come tante in città, è emblematica perché rispecchia appieno l'anima della nostra Milano: un passato variegato, eterogeneo e difficile da scorgere ma sempre presente.

Riccardo Rossetti-Viveremilano

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