"Prato all'inglese"

di Frédéric Dard

E' uscito in libreria il 17 maggio, un nuovo romanzo - per l'Italia - di Frédéric Dard, da lui pubblicato nel 1962, quando lo scrittore francese aveva 41 anni. Si tratta di uno degli otto romanzi pubblicati da Frédéric Dard nel corso di quell'anno, dei quali quattro sono stati firmati con lo pseudonimo di San  Antonio, nom de plume destinato a surclassare se non a prendere il posto del proprio nome autentico. Il romanzo originariamente si intitolava "L'aiuola", mentre da noi "Prato all'inglese". Questo perché il clou della vicenda è in Scozia che si svolge, e vede per protagonista un uomo francese che sulla Costa Azzurra ha modo di conoscere una giovane e bella ragazza inglese che sebbene sposata gli fa credere di essere disamorata del proprio marito con il quale non va più d'amore e d'accordo.
Pur essendo il protagonista della storia: Jean- Marie Valais anche lui impegnato con Denise, bella ragazza sua compaesana, ugualmente non riesce a resistere al fascino misterioso della bella inglese: Marjorie Faulks, la quale finirà per attrarlo fisicamente nonché attirarlo nella sua terra di Scozia dove l'uomo finirà invischiato in una tragica storia di amore e morte. Se non fosse per la caparbietà dell'ispettore Brett che finirà per credere nell'innocenza dell'imputato francese, Jean-Marie finirebbe impiccato a una corda di capestro mentre invece appesa a un filo è la sua esile speranza di riuscire a evitare la forca che si fa sempre più tragicamente nitida. Ancora una volta Frédéric Dard confeziona un libro avvincente e vincente per quanto riguarda la scrittura, perché se uno scrittore è quello che è per via dello stile, quello del quale Dard era provvisto era uno stile immediatamente riconducibile alla sua forma mentis, che si sarebbe eternizzata in decine e decine di romanzi: circa 300. La riscoperta in Italia di questo scrittore: un classico del Novecento, finalmente seppure colpevolmente approdato nel nostro Paese dopo il boom del fenomeno Sanantonio degli anni Settanta, fa ben sperare in altre prossime uscite di altri suoi prossimi romanzi, che coprono un arco di tempo di 60 anni, un arco potente in grado di scoccare frecce di lunga gittata che hanno saputo centrare il bersaglio prefissato. Anche questa volta la traduzione: ottima, è a cura di Elena Cappellini, alla quale già si devono gli altri tre precedenti romanzi dell'autore lionese. L'atmosfera che Frédéric Dard evoca è simile a quella evocata da un altro grande della letteratura francese: il belga Georges Simenon, maestro nel descrivere ambienti grigi e personaggi cupi, che così sono a causa del clima altrettanto grigio, tanto da far dire a Emile Zola quando alla fine dell'Ottocento approderà a Roma per preparare l'ambiente del suo romanzo "Roma", che la miseria della periferia romana pur non essendo inferiore a quella della periferia parigina è comunque migliore, più allegra quasi, per via del clima baciato dal sole. Un bacio non spietato e crudele come quello del sol dell'avvenire che il grande denazificatore tende ora a voler resuscitare.
Antonio Mecca

L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
EDB Edizioni

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di Albertina Fancetti
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