Quando la fotografia è donna

Rai Uno ha mandato in onda in due puntate la miniserie televisiva: "Solo per passione: Letizia Battaglia fotografa", girata nell'autunno scorso in Sicilia e a Roma, con la consulenza della stessa Letizia Battaglia che compare brevemente anche nel film. A interpretarla la bravissima Isabella Ragonese, siciliana, che con sensibilità e bravura ne ripercorre la vita e le opere, facendoci conoscere ciò che Letizia Battaglia è stata, a partire soprattutto da quel 1969 in cui iniziò praticamente da zero a svolgere la sua carriera di fotoreporter per il quotidiano palermitano "L'Ora", talvolta scrivendo anche l'articolo.
Nel 1970 si trasferirà a Milano, lavorando sempre come fotografa per diverse testate giornalistiche e: quattro anni dopo, nel 1974, farà ritorno a Palermo fondando con il compagno Franzo Zecchin l'agenzia "Informazione Fotografica", alla quale aderirà anche Ferdinando Scianna, in seguito divenendo famoso da par suo.
Le foto scattate da Letizia sono spesso in bianco e nero, quasi a smentire la leggiadria del suo nome, e quasi sempre hanno per soggetto le vittime della mafia, talvolta mafiose anch'esse, talaltra formate da elementi dello Stato: commissari, magistrati, giornalisti, a smentire quello che una giovane  siciliana mi disse anni fa: "Tanto si ammazzano fra loro".
 No, non si ammazzano solo fra loro; e comunque, erano e sono e rappresentano un pericolo, rappresentanti di quel mondo arcaico che si fa fatica a debellare, e che per chiunque li incroci nel proprio percorso di sangue possono significare anche morte. Letizia Battaglia era nata a Palermo il cinque marzo 1935, dieci anni prima che il fascismo prima e la guerra poi togliessero il disturbo ma non invece la soffocante cappa che aveva sempre afflitto - soprattutto al Sud - le donne fin da quando erano ragazze. E fu proprio per sfuggire la costrizione che era in un certo senso anche castrazione, che Letizia, giovanissima, decise di sposare: a 15 anni, un ragazzo di sette anni più grande, per poi diventare madre a 16 di una bambina, la prima delle sue tre figlie. Con il marito non ci sarà un buon rapporto, perché anche lui si dimostrerà nei suoi confronti irritante e meschino. Nadia Toffa scriveva:

La tua donna non vuole sopraffarti; cerca solo di condividere la gioia di un successo, e tu la fraintendi".

Fu così che Letizia decise di andarsene di casa poco dopo aver preso a lavorare al giornale della sua città, "L'Ora", e di lì a poco di andarsene dalla sua terra per quattro anni, per poi farvi ritorno a metà degli anni Settanta. Dopo le stragi di Capaci e di via d'Amelio del 1992, nelle quali trovarono la morte Falcone e Borsellino, Letizia smetterà di fotografare i morti ammazzati-trucidati-maciullati dalla mafia, delusa della pressoché totale indifferenza dei suoi compaesani, avvezzi a voltare la testa dall'altra parte, come quando si viene strangolati da un assassino. E così come le sue vittime che il capo non potranno più riportarlo in linea retta, anche chi piega la testa per non vedere finisce per non più raddrizzare il capo. Forse anche il fatto che la grande fotografa siciliana prediligesse fotografare figure femminili, era una sorta di omaggio e incoraggiamento al proprio sesso, da sempre vituperato e sospinto ai margini della Società, una Società patriarcale e sessista che le donne - perlomeno fino a non molti anni addietro - le voleva appunto dietro di sé, private delle possibilità che la propria intelligenza spesso superiore a quella maschile mette a loro disposizione. L'ottimo film girato da Roberto Andò e interpretato dall'altrettanto ottima Isabella Ragonese rappresenta un ulteriore tassello che può aiutare a comporre visivamente quello sfaccettato mosaico che la donna è. Nel film appare anche l'autentica Letizia Battaglia, già ammalata di tumore all'epoca della lavorazione, la quale morirà a Cefalù il tredici aprile 2022.
Antonio Mecca

L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
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STIRPE DI DONNE

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