Rajae Bezzaz, nata in Libia, in Italia dal 1998, giornalista e scrittrice

Striscia la notizia dalla sua nascita: 1989, ha prodotto decine di inviati che hanno saputo sfornare servizi divertenti, commoventi, interessanti e spesso utili per aiutare persone in difficoltà in balia di prepotenti e di istituzioni impotenti nel provvedere al ripristino della legalità. Dal 2015 la presenza di Rajae Bezzaz è diventata sempre più frequente, con una media in quel media che la Tv è di almeno due servizi a settimana. Rajae è una bella ragazza di 31 anni perché nata: a Tripoli, il 20 luglio 1989 da genitori marocchini poi emigrati in Italia, dove lei si trova dal 1998, trasferitasi quindi a Bologna per iscriversi alla scuola Music Arti nella convinzione di diventare attrice. E a qualche film finirà per partecipare a partire dal 2010, ma sarà il piccolo schermo a farla conoscere. Dapprima il Grande Fratello edizione numero 11; poi la piccola grande trasmissione Striscia la notizia, che nel 2015 la sceglierà come sua inviata. A decidere questo fu il gran patron di Striscia Antonio Ricci, che la invierà sul campo dove: da Nord a Sud lungo la nostra bella Penisola albergano situazioni meno belle che vedono coinvolti poveri disgraziati molto spesso emigrati dall'Africa, impegnati nella raccolta dei prodotti della terra, pagati pochissimo, ospitati malissimo in baracche fatiscenti prive della più elementare forma di igiene.
Rajae, pur cercando di mantenere il sorriso sul suo volto, tenta di intermediare tra buon senso e ottusità, questa specialmente di appannaggio maschile, arretrati culturalmente come la specialità di ostacolare il progresso femminile. Rajae ha pubblicato un interessante libro: "L'Araba Felice", sottotitolo: "La vita svelata di una musulmana poco ortodossa", la sua autobiografia. 
In queste pagine: scritte in un italiano fluente, la biondina caratterizzata dalla sua giacchetta rossa tipo quella dei cacciatori di volpe inglesi e jeans blu da cow girl si muove da sei anni portando avanti le sue inchieste corredate da interviste e commenti salaci. Pur essendo musulmana praticante, Rajae è anche italiana acquisita, del nostro Paese ha saputo prendere le cose più sane, non facendo come alcuni suoi connazionali che preferiscono restare fedeli a un Paese ormai lontano che - se ci tornassero - forse non riconoscerebbero nemmeno più. Come scriveva il grande Ed McBain nel suo "Romance".
 "Un solo popolo. Un'unica buona, onesta, coraggiosa tribù. Ma lungo la strada, da qualche parte, l'ideale aveva cominciato a dissolversi. L'idea di mescolare tutti quei colori, quelle lingue e quelle culture diverse non era forse stata poi così brillante. L'idea dominante del momento era di considerare sacre e tenere ben separate eredità culturali di terre lontane e lingue diverse. Non di contribuire con questi tesori alla tribù unica, non di condividere questa ricchezza con gli altri membri della grande tribù, ma di proteggere invece questo tesoro privato da tutti gli altri tesori e tenere questa fortuna per sempre da parte." 
Rajae non è sposata, e afferma che "Vivere insieme non significa accettare un continuo compromesso, ma prendere le misure l'uno dell'altro per riuscire a stare abbastanza vicini da potersi riscaldare, e sufficientemente lontani per non soffocare".
Sebbene si dica spesso che la donna possiede una marcia in più, è forse vero che possiede soprattutto un freno in più; dopo quello a pedale e a mano quello: più potente ancora del pregiudizio, che soprattutto per una giovane islamica è difficile da evitare. E non solo da parte musulmana ma anche da parte occidentale, che ancora vede con la cultura del sospetto al posto della cultura tout court questa religione esclusivamente come vivaio di terrorismo. Gli idioti, i farabutti esistono e resistono sotto ogni cielo, ma questi sono per fortuna una minoranza. Noi italiani, che una politica scellerata ha ridotto ai minimi termini in quanto a natalità poiché nessun aiuto economico è stato dato affinché i giovani potessero mettersi insieme, fare famiglia e trovare un lavoro nel nostro Paese. Abbiamo anche bisogno degli extracomunitari che possono svolgere lavori che oramai gli italiani più non fanno. Bene quindi fa la giovane Rajae nel continuare il suo lavoro: le inchieste e scrivere nuovi e interessanti libri.  
Antonio Mecca

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