Sguardi

Opera Cardinal Ferrari: da cent’anni diamo una mano

Era il 24 gennaio del 1921 quando il Cardinal Carlo Andrea Ferrari nella sede del’Arcivescovado firmava con altre 30 famiglie influenti e importanti di Milano l’Atto Costitutivo dell’Opera Cardinal Ferrari per i suoi “Carissimi”, come l’Arcivescovo definiva i suoi poveri e i più bisognosi della società. Anche allora era un periodo difficile per la crisi sociale del dopoguerra e la grave pandemia chiamata La Spagnola. Il Cardinale aveva raccolto dei fondi coinvolgendo l’alta società milanese, che ha sempre continuato a sostenere questa istituzione, come se fosse propria. Il 4 agosto dello stesso anno si inaugurò la prima sede storica della agognata “Casa del popolo” in via Mercalli, ma senza la presenza del Cardinale che morì il 2 febbraio. Dopo la guerra nel 1947, a causa del bombardamento, la sede fu ricostruita in via Boeri e inaugurata tre anni dopo. Da allora l'Opera ha ampliato i suoi spazi e i servizi secondo le nuove necessità: nel 1957 si aprì il Padiglione del Viandante che ospitava i migranti fino al 1973; nel 1965 iniziò l'attività il Pensionato Egidio Trezzi oggi Residenza Trezzi per accogliere lavoratori e studenti fuori sede e più tardi anche persone in cura presso gli ospedali milanesi e i loro familiari; nel 2000 nacque il Padiglione del Cielo Stellato per l’accoglienza diurna e notturna delle donne senza dimora che ora sono 7 ; nel 2012 grazie a privati, aziende e Fondazioni l’OCF venne interamente ristrutturata. Non è retorico affermare che questa è una istituzione benefica tra le più conosciute , apprezzate e sostenute dai milanesi e che attrae ancora molti volontari. Secondo Anna Febbriciotti, responsabile della comunicazione, “I giovani hanno sostituito i volontari storici con i capelli bianchi. Tra loro ci sono studenti, avvocati, hostess di volo, che nei “carissimi” hanno trovato i loro nonni”. Prima del Covid i volontari erano 246, ora a causa delle restrizioni della pandemia sono 146, ma nell’ultimo arruolamento ben 50 persone sotto i 40 anni hanno risposto con entusiasmo all'appello. Oggi tra volontari, dipendenti e collaboratori l'Opera dispone di quasi 250 persone. Il numero dei donatori rimane stabile: 2000 che donano regolarmente, 1000 i donatori saltuari di almeno una volta l'anno, 7.000 danno un aiuto in occasione di eventi per l’Opera . I tesserati del centro diurno di via Boeri prima del Covid  erano 246,  ora un centinaio, ma gli altri Carissimi che pur avendo una casa propria continuano ad avere difficoltà accedono al diurno previo appuntamento per poter usufruire di diversi servizi : cambi di abiti, parrucchiere, assistenza medica. Una quindicina di persone aderiscono al servizio “telefonata amica”, contattati da un volontario. Un altro servizio svolto  dall’ OCF è  la distribuzione  dei pacchi viveri alle famiglie bisognose, che nel’emergenza Covid sono aumentati di numero. Infatti sono stati distribuiti 152 pacchi a novembre per 280 persone, 200 a dicembre, 210 a gennaio per 400 persone , tra cui un centinaio di minori. Se nel passato prevalevano le famiglie di origine straniera ora sono più numerose quelle italiane, costituite da giovani coppie che si sono impoverite per la precarietà del lavoro. Essendo aumentati i bambini nei pacchi si sistemano anche pannolini, abbigliamenti per i minori, libri di scuola. Con tutte queste attività l’Opera voluta 100 anni fa dal beato Cardinal Ferrari continua a offrire beneficenza e solidarietà Le a quanti ancora oggi si trovano in grandi ristrettezze. Le celebrazioni del centenario, causa Covid, sono state spostate in primavera e poi a giugno ci sarà una bellissima mostra su corso Vittorio Emanuele con i cinque grandi fotografi, Giovanni Gastel, Marina Alessi, Francesco Falciola, Isabella Balena e Valentina Lai che racconteranno la loro idea di accoglienza e solidarietà in 10 scatti d'autore accompagnati da foto storiche e dal racconto di ieri e di oggi dell’Opera. Ma poi proseguiranno con una serie di importanti eventi e campagne on e offline per raccontare e ritrovare quel rapporto e quell’amore che da sempre unisce l’OCF alla città di Milano

Luciano Marraffa

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