TANTO NESSUNO DICE NIENTE

Da ormai un bel pezzo circola in rete una petizione per commissariare la sanità lombarda; nonostante sia trascorso più di un mese il numero di firmatari rimane inchiodato a poco più di centomila su una regione che conta più di dieci milioni di abitanti di cui otto milioni e mezzo sono maggiorenni. La petizione in questione è stata promossa dall'Associazione Milano 2030, composta da movimenti e partiti politici della sinistra milanese. Ora, che l’opposizione, una qualsiasi opposizione vetero partitica, tenti di trarre vantaggio dalla palesata incompetenza della controparte non suscita certo stupore. Ciò che invece sbalordisce, sono la consueta e rassegnata inerzia (Che firmo a fare! Tanto non cambia mai nulla!), la smisurata indifferenza (Finché la cosa non mi colpisce direttamente, chissenefrega.), e l'ottusa appartenenza (…Ma anche gli altri hanno fatto) degli italiani. In questo specifico caso, dei lombardi. La Nostra Regione ha gestito male la pandemia e ancor peggio le vaccinazioni. L'appartenenza politica può davvero annichilire il senso critico? Pare di sì, dato che in questo paese gli interessi personali prevalgono sempre sulla collettività e vantaggi di categoria avviliscono quotidianamente la democrazia.
Con ipocrita senso di indignazione abbiamo appreso dalla stampa che avvocati, dottorandi, notai, alcuni giornalisti e chi più ne ha più ne metta tra le infinite e puzzolenti italiche caste, si infilavano come bisce nelle liste vaccinali. Tuttavia, nel frattempo, abbiamo scordato con altrettanto fariseismo fasce intere di popolazione e di lavoratori che sono rimasti fin dal primo momento di questa pandemia in trincea per garantirci i servizi essenziali.
Un’altra petizione sta circolando in questi giorni su Change.org: lanciata anch'essa un mese addietro, chiede che vengano vaccinati i dipendenti dei supermercati e dei generi alimentari ma, ad oggi, è ancora arenata sulle 26000 firme. Il disinteresse generale per una questione, questa volta non regionale ma nazionale, priva la bocca del verbo e incupisce le coscienze se di coscienza possiamo ancora ardire a rivendicarne un possesso.
Questi lavoratori sono sempre stati e sono tuttora accanto a noi per permetterci di proseguire con le nostre vite lottando di frequente con una clientela sconsiderata e irrispettosa che mette a repentaglio la loro salute e quella dei propri cari. E suscitano tenerezza e sdegno le parole di una cassiera felice quest’oggi di poter accedere al vaccino solo perché i suoi 65 anni glielo consentono.
Altra categoria dimenticata, dimenticata e troppo spesso odiata, sono i tassisti. Li puoi osservare mentre stazionano a frotte in posteggi di cui, fino a poco più di un anno fa, non sospettavi nemmeno l'esistenza. Se finiscono la giornata con cinquanta euro in tasca, significa che è andata alla grande. Si sono pagati di tasca propria il divisorio, si pagano la sanificazione e, nel frattempo, coprono le solite e implacabili spese. Ma il paradosso dei paradossi riguarda la loro attuale clientela: quasi tutti anziani o potenziali malati che si recano in ospedale o per accertamenti o per il tampone. E quando non sono questi ultimi, solitamente sono familiari che vanno e vengono dalle case di cura per far visita ai parenti ricoverati. I tassisti sono perennemente a contatto con potenziali fonti di contagio ma nel loro peregrinare di lazzaretto in lazzaretto e, facendo quotidianamente i conti con i conti che non tornano, sono stati del tutto dimenticati dalle autorità. E in ultimo, ma non certo meno importanti, gli autisti ATM: pure loro in prima linea fin dal principio. Ora pare che sia partita la campagna vaccinale anche per loro, o meglio; sono iniziate le iscrizioni.
Se i tassisti almeno dispongono di una protezione in plexiglass e devono trasportare non più di due clienti per volta, su molti mezzi pubblici meneghini il divisorio non c'è e un limite di viaggiatori non è contemplato. Prendete ad esempio un vecchio tram modello 28: un intero turno, chiuso in un abitacolo a contatto con passeggeri di ogni sorta, contando solo sulla propria mascherina, sperando nella sanificazione giornaliera e pregando che il collega precedente, seduto per ore al posto di guida al quale stai per accedere, sia in salute.
Ci sarebbe da ringraziare sentitamente la pletora di sigle sindacali per suddette categorie di lavoratori per l'ottimo lavoro svolto e che con abnegazione e instancabile senso del dovere ed equità sociale hanno lottato allo strenuo per garantir loro i diritti che gli spettano.
Ma forse la responsabilità è soltanto nostra. Che ci arrendiamo ancor prima di cominciare. Che troviamo più comodo delegare che intervenire. Che preferiamo piagnucolare sui social piuttosto che metterci la faccia. Che abbiamo scordato la meravigliosa e la solare energia di una democrazia diretta e partecipativa sostituendola con un incatenante ed inerte surrogato digitale. Che abbiamo barattato la nostra integrità morale per un pietoso quieto vivere. Che, sempre e comunque, ognuno per sé e Dio per tutti.
Sono assai fortunati i nostri governanti. Social et circenses, nel nostro caso consummationes (consumi), costituiscono lo strumento definitivo di controllo. L’aver dimenticato che il paese siamo noi e a noi spetta la direzione che prenderà è forse la più grande tragedia dei nostri tempi. Ma come ammoniva Ennio Flaiano, gli italiani sono irrimediabilmente fatti per le dittature.

Perché tanto nessuno dice niente. E ancor meno lo farà.

Riccardo Rossetti

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