TRAMONTO AFRICANO

L'ora della favola

Questa storia iniziò in una strana notte d’estate, illuminata da una luna splendente, una luna che emanava uno strano bagliore.

Non come le altre sere, ma un bagliore con un misto di luce bianca e rossa, esattamente come un tramonto Africano.

Questo strano bagliore incuriosì Nina, splendida bambina bionda con due occhioni neri.

Nina amava studiare le stelle e la luna e per questo possedeva un binocolo potentissimo, il regalo di compleanno della zia Elvira. Era una grande sognatrice, amava viaggiare con la fantasia e l’immensità del cielo l’aiutava in questo sogno. Osservando le stelle e la luna s’immaginava mille avventure nello spazio.

Quella strana luce la incuriosì. Uscì sul balcone dove aveva posizionato il suo binocolo, prese una sedia e iniziò la sua esplorazione.

Puntò la luna. Alla prima occhiata quella strana luce l’abbagliò. Poi, passati pochi secondi, mise a fuoco. Stranamente non risultò gialla come al solito ma rossastra, un rosso, come dicevamo prima, africano.

Guarda e riguarda, vide che qualcosa si muoveva vicino al cratere Orione, un buco gigantesco proprio in mezzo alla Luna.

Non poteva crederci, qualcosa si muoveva! Allora si strofinò i due occhioni neri e riguardò. Quel qualcosa continuava a muoversi ancora, ma Nina non distingueva cosa fosse. Il suo binocolo, benché potentissimo, era pur sempre un binocolo! Aveva bisogno di un telescopio e così telefonò al suo amico del cuore, anche lui un amante dello spazio.

Gigi era un bambino bello e irruente, romantico e impulsivo, il contrario della bella Nina, ma la passione per le stelle e per il sogno li univa in un’amicizia insuperabile. Insieme sognavano di partire un giorno per lo spazio alla ricerca di nuove forme di vita, convinti che ve ne fossero molte disperse lassù.

Gigi possedeva un telescopio splendido e potentissimo, glielo regalò suo zio Fernando, uno scienziato astrofisico. Prima di morire gli disse: “Guarda qui dentro tutte le notti prima di addormentarti. Vedrai, questa vita e i suoi problemi ti sembreranno piccoli e insignificanti”.

E così cominciò a fare Gigi, specialmente quando era triste o arrabbiato. Guardare lo spazio lo calmava e lo faceva sentire in pace con se stesso e con gli altri.

Nina e Gigi si incontrarono di nascosto quella stessa notte. Sul balcone del ragazzo era posizionato il telescopio. Nina, dopo le necessarie spiegazioni, si mise alla ricerca di quel “qualcosa” che si muoveva sulla Luna.

Il bagliore rosso Africa non si era placato, ormai erano quasi le tre del mattino e Nina non vedeva niente che non avesse già visto migliaia di volte, quando a un certo punto...

Il telescopio era puntato sul cratere Orione e una strana ombra le oscurò la luna, ma in quel momento quel che vedeva era una grossa testa piantata in mezzo al cratere: “Gigi, Gigi - gridò Nina. - C’è qualcosa... una testa, una grossa testa, ma… vedo delle orecchie, due grosse orecchie!!!”

“Ma, cosa dici!? - disse Gigi - sei fuori di zucca?”

“Ma no, credimi, guarda anche tu!”.

Gigi guardò e con sommo stupore vide un testone coperto da due grosse orecchie.

“Ma.. è un marziano enorme, ma cosa ci fa sulla Luna? È sempre stata deserta!" - grida Gigi, emozionato come pochi.

Nina riprese il suo posto di osservazione e cercò di inquadrare meglio l’enorme Marziano.

Ma... vedo due bastoni bianchi che gli spuntano dalla faccia, che cosa sono?.. ma no, non sono bastoni... sono zanne!”

“Zanne? “ rimarcò Gigi con voce incredula.

Strappò, senza troppa delicatezza, il telescopio a Nina e….“ Ma sì, sono proprio zanne, mamma mia che brutto”, commentò Gigi con il naso all’insù.

“Ma, Gigi - disse Nina con un filo di voce osservando la Luna con il suo binocolo - gli scende qualcosa lungo il faccione, sembra una lingua, una lunga lingua!!”

“Ma no è.. è.. è una Proboscide!”

Certo, sì, è proprio una proboscide.

“GIGI!! - Urlò Nina terribilmente emozionata, quel coso là è... è un… Un elefante!”

“Un elefante? - strillò Gigi, - ma non è possibile” si strofinò gli occhi, ripuntò il telescopio e… “Mamma mia è proprio un elefante”.

“Ma..cosa ci fa un elefante sulla luna???”

I due bambini non credettero ai loro occhi, guardarono e riguardarono e videro proprio un tenero e grosso elefante che se ne andava a spasso tranquillamente per il cratere Orione, sulla loro amata Luna.

“Ora capisco” disse Nina, “la luce che vediamo è un vero tramonto Africano.

L’Africa si è trasferita sulla Luna, per guardare dall’alto questa terra strana, fatta di gente che non la sa apprezzare, gente che inquina, che taglia gli alberi, che sporca, che ammazza la sua stessa gente, che uccide gli animali per farsi pellicce o borsette.

Sai Gigi, credo che questo sia un avvertimento. La Luna ci sta dicendo che se non la smettiamo, le cose belle e pulite si trasferiranno da lei lasciandoci qua con il nostro inquinamento, le nostre pellicce, le nostre guerre.

E loro: gli animali, i tramonti, il sole, i fiori, le piante se ne andranno sulla Luna, lontano da noi, per osservarci la notte mentre ci disperiamo per quello che abbiamo perso.

Di colpo, il bagliore Africano scomparve. La Luna tornò a essere quella di sempre e Nina e Gigi rientrarono nelle loro case. Nei loro occhi fluttuava ancora il musone dell’elefante della Luna, che per sempre avrebbe ricordato loro che la Terra e tutta la sua natura infinita devono essere rispettate, altrimenti tutti gli animali e le cose belle l’avrebbero presto abbandonata, salutandola allegramente dalla Luna.

MAC 21/03/1999 

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