TRASFERTA ITALIANA 18

Mr. Arnold fece la sua apparizione nella stanza, sostanza pura di denaro, potere, carisma.

Notò il segno che ancora deturpava la mia guancia destra per il colpo sferratomi da quel farabutto di Hans, ma non disse niente al riguardo.

- Mr. Stevens, bentornato – salutò con voce autorevole.

- E ben ritrovata, Mr. Arnold.

L’uomo sedette di fronte a me, cavando dal taschino della giacca da camera un sigaro lungo e sottile, che poi accese con cura tramite un accendino simile a un grattacielo di cristallo in miniatura. Non si premurò di offrirmene uno, che del resto avrei respinto. Ma era così, soltanto per la forma.

- Per sommi capi le ho già raccontato cosa è successo, Mr. Arnold. Ora non mi resta che ripeterglielo.

E così dicendo presi a raccontargli il tutto una seconda volta. Quando terminai, la situazione era la seguente: il suo sigaro era stato consumato per metà, e il mio bicchiere di limonata per intero. Il mio cliente disse, con voce cattiva tipica di chi sa di essere stato turlupinato ma ora che ha capito è intenzionato a non ricascarci più:

- Insomma, era una puttana che svolgeva anche il mestiere di spia…

- Infatti. Ora è in carcere in Italia, in attesa di un processo.

Arnold scosse il sigaro nel portacenere di cristallo a lui di fronte, e ne fissò la brace come se potesse distinguere il proprio futuro, ormai in cenere anch’esso.

- Va bene – esclamò poi - me lo sono meritato. Avevo offerto tutto a una che non valeva niente. E tutto questo soltanto per la sua giovinezza e bellezza.

- Che non è certo poco – commentai. – Per cui la capisco.

Il mio cliente disse: 

- Le verserò ancora del denaro. Quello in precedenza versatole immagino che sia andato esaurito del tutto…

- No – dissi. Dopodiché cavai di tasca un foglio con sopra riportate le spese effettuate, comprese quelle relative all'ingaggio di Solmi per tre giorni. – Sono cinquemila dollari, per cui posso ritenermi a posto così.

Lui annuì. – Mi permetta di assegnarle una ulteriore gratifica. Si è comportato bene.

- Non è necessario, ma il boss è lei.

Arnold compilò un assegno, lo firmò e me lo porse. Era a me intestato per un valore di diecimila dollari.

- È troppo – protestai.

- È molto. troppo non credo.

Si alzò, porgendomi la mano. La strinsi, con stima virile.

- Se dovesse avere ancora bisogno di me, sa dove trovarmi.

- Sì, lo so. Grazie.

Il maggiordomo o quel che accidente era si materializzò nuovamente. Lo seguii, percorrendo a ritroso il percorso fatto prima. Giunti all'esterno l'amico mi salutò, per poi rientrare nel nido dorato. Io uscii dal cancello e raggiunsi la mia auto. Accomodatomi dietro al volante emisi un sospiro di sollievo. La vita condotta dagli Arnold e Affini non era la mia vita, che seppure povera e con problemi vari mi aggradava ben di più. Accesi il motore, innestai la marcia, e lasciai la strada dei sogni infranti, godendomi la modesta frescura del mio modesto condizionatore e la musica che fuoriusciva dalle casse laterali dell'impianto stereo.

Ero più ricco di diecimila dollari, e potevo guardare al futuro immediato con più serenità. Cosa questa che probabilmente Mr. Arnold non poteva proprio.

 

Antonio Mecca

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