TRASFERTA ITALIANA 2

- Mi è sembrata felice, incredula… ed ha accettato con entusiasmo.

Annuii, ascoltando il fragore del traffico lontano ma non sufficientemente distante da poterlo apprezzare.

- La ragazza attualmente dove si trova?

Lui assunse un’espressione che dal triste passò al cupo.

- Ancora in Italia, a Milano, dove abita. Ha detto che mi raggiungerà al più presto, ma prima deve sistemare alcuni affari.

- Vania aveva un uomo, che lei sappia?

- Più di uno, purtroppo. Ma capisco quello che intende: un uomo fisso, un compagno, uno sfruttatore.

 Lei mi ha detto di no, che era una libera professionista. Io le ho lasciato qualche soldo, in modo che potesse tirare avanti per qualche settimana, imponendole però di smetterla con la vendita del proprio corpo. Ma…

- Ma…?

- Non so se lo avrà fatto. Non è che mi fidi molto di lei, Mr. Stevens.

- E allora cosa si aspetta da me?

Non rispose subito. Quando poi lo fece, sembrò vergognarsene.

- Desidero che si rechi in Italia, a Milano, per tenerla d'occhio. Le fornirò il recapito, e il numero di telefono, ma non voglio però che le telefoni. Voglio invece che la segua, per poi riferirmi dove si reca e con chi.

- E per far questo si rivolge a un detective americano?

- Sì. È come se mi trovassi più a mio agio con un poliziotto del mio Paese. E poi conosco il suo curriculum, Mr. Stevens, so quanto è onesto e coraggioso.

- Ciò non toglie che la faccenda sia alquanto insolita e strana. E infine, anche se per lei non è un problema, le verrà a costare un mucchio di quattrini, anche perché dovrò rivolgermi per aiuto a un collega italiano e quindi la spesa sarà doppia.

- Come già ho detto, non è un problema.

- Be’, mi fa piacere saperlo. Non so se il piacere lo avrà pure lei nel sapere che la mia paga è di trecento dollari al giorno, spese escluse. Poi c'è la trasferta, e il compenso da pagare al mio collega italiano sarà anch'esso piuttosto forte.

- Lo immagino, ma posso permettermelo – rispose cavando dalla tasca interna della giacca un portafoglio di pelle rossiccia di coccodrillo e da questo un blocchetto di assegni dal quale prese a compilare il primo della serie. Quindi lo staccò dalla matrice e me lo porse. Era di diecimila dollari. Sapevo che con quella cifra dovevo pagarmi il biglietto aereo, ciononostante rimaneva pur sempre anche se non per sempre una bella fetta di torta. Di lì a poco mi sarei recato in banca a cambiarlo, e poi in una agenzia di viaggi ad acquistare il biglietto nonché a prenotare una camera in un hotel milanese.

- Possiede una fotografia di Vania? – mi informai.

Lui tolse di tasca uno smartphone, premette un paio di tasti e poi me lo porse. Vi era inquadrata una bella ragazza in primo piano. Era mora di capelli, il viso dai lineamenti che si potevano definire – o ridefinire – puri. Allargando l'immagine notai un corpo che era difficile non notare, perché formoso e invitante. C'era come una dicotomia fra quel corpo e quel volto perché il primo era carnalmente sensuale, mentre il secondo aveva una sua angelicità che non poteva malgrado tutto non colpire.

- Trasferisco la foto sul mio telefono – dissi.

Formulai il numero del mio portatile, premetti il tasto necessario all'operazione e provvidi al tutto. 

Quindi gli restituii l’apparecchio. L’uomo si alzò.

- La ringrazio per avere accettato, Mr. Stevens. E le auguro buon viaggio, buon lavoro e buona fortuna.

- Tre buoni che sono meglio di un buono pasto – dissi. Quindi lo accompagnai fuori dalla stanza, nel corridoio, fino alla cabina dell'ascensore.

- Cercherò di partire al più presto possibile – dissi nello stringergli la mano, mano che curata com'era sembrava non essere mai stata utilizzata per lavoro.

Lui mi sorrise, con sguardo lucido. Brutta cosa innamorarsi in tarda età di una donna di giovane età e per di più di una puttana. Ma l’esistenza è talmente complicata che è inutile stare a sindacare.

 

Antono Mecca

L'angelo degli abbandoni

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EDB Edizioni

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STIRPE DI DONNE

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