TRASFERTA ITALIANA 6

Salito a bordo della mia auto temporanea pensai se fosse il caso di telefonare a Solmi. Decisi di no, dato che forse stava ancora dormendo il sonno del giusto. Trascorse una mezz'ora prima che la coppia apparisse. Nel frattempo avevo cavato di tasca lo smartphone e quando furono a tiro di obiettivo scattai altre foto. La ragazza salì a bordo dell'auto, una Peugeot azzurra come il mio trolley ma che invece di due ruote ne aveva quattro, e molto più grandi, sufficienti per alimentare il fuoco di un bivacco di prostitute per molte notti di seguito. Si diresse, con l'uomo al volante, nella prima traversa sulla destra e raggiunsero i giardini pubblici. Scesero dalla macchina per entrare nel giardino. Li seguii, seguendoli con discrezione, a distanza di sicurezza e girando al contempo un filmato. L’uomo a un certo punto passò un braccio: quello destro, intorno ai fianchi della ragazza; dopodiché si fermò e la baciò a lungo, con voracità. Io scattai un altro paio di foto. Mi dispiaceva per il mio cliente, innamorato perso come la sua gioventù; del resto quando ci si invaghisce di una donna che è ancora una ragazza, e per di più prostituta, ci si devono aspettare svolte del genere. I due ripresero a camminare, raggiungendo la parte opposta del giardino e poi uscendo in strada, la quale strada portava il nome del più famoso scrittore italiano: Manzoni, e conduceva al più famoso teatro del mondo: La Scala.

Qui giunti fecero il periplo del teatro e imboccarono una viuzza che sfociava in una via più larga la quale portava al castello cittadino, una magnifica costruzione torreggiante alla periferia di un grande parco chiamato Sempione. Ora pensai fosse giunto il momento di telefonare a Solmi, perché doveva ormai essersi svegliato e perché avevo bisogno della sua collaborazione.

- Sì? – rispose pressoché subito. – Novità, Frank?

- Sì. Direi di sì.

Lo misi al corrente di tutto e di dove mi trovavo. Quindi Solmi disse:

- Va bene. Prendo un taxi e ti raggiungo ipso facto.

- Come…?

- Lascia stare. A fra poco.

Arrivò di lì a venti minuti, quando ancora i due si trovavano seduti sulla panchina prescelta intenti a parlare e di tanto in tanto a sbaciucchiarsi.

- Converrebbe che quando e se i due si separeranno, ciascuno di noi seguirà l'uno e l'altra – disse Solmi.

- Quello che più interessa è l'uomo, perché della donna conosciamo già l’indirizzo.

- Sì – approvai. – Non ci resta che aspettare.

Non molto, del resto, perché di lì a poco i due si alzarono, incamminandosi verso l'uscita. Tornarono in piazza della Scala e da qui lungo la via Manzoni in precedenza percorsa, fino a corso Venezia e alla trattoria nei cui pressi l’auto di Vania e quella di Solmi erano parcheggiate. Poi i due si baciarono nuovamente, prima di accomiatarsi. La donna salì a bordo della sua auto, l'uomo si avviò a piedi verso corso Buenos Aires.

- Io seguo la ragazza – mi disse Solmi. – Tu invece l’uomo

 

Così fu. Mentre le due auto: quella della ragazza e quella del mio collega si allontanavano in direzione di corso Buenos Aires, presi a pedinare il tipo con il quale Vania aveva amoreggiato. Procedette fino a una strada che sfociava in una più ampia confluente in piazza “Cinque Giornate”. 

 

Antonio Mecca

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