UNA STORIA METROPOLITANA

Di Albertina Fancetti
Puntata quattordici

Quando la ragazza arrivò a casa si accorse che c'era aria di burrasca. L’atmosfera l’inquietò, sebbene non fosse accaduto nulla di particolare quella mattina, tuttavia Martina era consapevole di vivere una doppia vita e aveva sempre paura che la parte che cercava di occultare venisse scoperta. Si sedette a tavola davanti a un’appetitosa cotoletta. 

«Mi hanno detto che frequenti una compagnia di sbandati che fanno anche uso di droga» esordì sua madre senza mezzi termini. Adesso esigo di sapere la verità».

«Non è vero! - strillò Martina agitatissima. - Non è affatto vero, ti hanno raccontato delle bugie! E comunque io di sicuro non mi drogherò mai!»

«Allora è vero che frequenti gente che si droga? - insistette la signora Calvi, accortasi della penosa gaffe della figlia. - Non sarà per caso quel tuo ragazzo? E mi hanno raccontato cose interessanti anche riguardo alla figlia del panettiere…»

«Non è vero niente! Monica è arrabbiata con me perché non ci frequentiamo più e per questo cerca di diffamarmi. Sabina sta passando un brutto periodo ed io sto soltanto cercando di aiutarla!» si giustificò Martina, indovinando subito chi potesse essere la fonte di tale pettegolezzo. 

«Comunque sia questa faccenda non mi piace affatto, odio sentirmi in imbarazzo davanti a degli estranei, mi sono sentita una stupida, sono stata colta alla sprovvista e non sapevo cosa rispondere. 

In ogni caso ti proibisco di uscire di casa se non per andare a scuola e fammi il favore di lasciare subito quella brutta compagnia compreso il tuo ragazzetto… Sabina se ha dei problemi si farà aiutare da qualcun altro» intimò sua madre in tono irremovibile. 

«No! ti prego… Non puoi farmi questo dopo che mi sono tanto impegnata con lo studio perché voi foste contenti di me. Non voglio chiudermi in casa. La cosa mi farebbe davvero impazzire» la implorò inutilmente Martina. 

«Non se ne parla nemmeno! Se non sei capace di sceglierti le compagnie giuste è meglio che tu non le abbia affatto». Replicò la signora Calvi con tono alterato. «Mettiamoci subito una pezza prima che lo sappia tuo padre»

Martina si rese conto che la mamma non avrebbe mai parlato con il padre di una faccenda tanto scottante che avrebbe sconvolto la sua routine familiare, stava cercando di affrontare il problema da sola e questo la rendeva molto più vulnerabile.

«Non pensare neanche per un minuto che io possa lasciare Michele, altrimenti scappo di casa e allora sì che sarai costretta a dirlo a papà». disse Martina con voce resa isterica dal pianto e tuttavia intenzionata a tenere testa a sua madre. «Intendo continuare a uscire come al solito dopo lo studio e tu non me lo puoi impedire!»

Per tutta risposta la signora Calvi, esasperata, la prese per i capelli strattonandola. Martina cercò di difendersi sospingendo sua madre. Nella colluttazione che seguì, le unghie lunghe e smaltate di Carla Calvi lasciarono dei solchi sanguinanti sulle guance della figlia che, toccandosi il volto rimase sbigottita alla vista delle sue dita arrossate dal sangue, quindi corse fuori di casa piangendo e sbattendo la porta dietro le spalle. Martina attraversò il quartiere in stato di trance. Michele era ancora al cantiere e non sarebbe tornato a casa prima di sera, andò quindi a bussare alla porta di Mariella che si spaventò alla vista del suo viso graffiato e sanguinante.

«Santo Cielo Martina! Ma cosa ti è successo? Presto entra». la invitò premurosa. 

Martina entrò nella modesta abitazione della giovane mamma che la fece accomodare in cucina, l'unica stanza completamente arredata. Con delicatezza Mariella le medicò le guance con il disinfettante che usava per i suoi bambini, mentre la caffettiera cominciava a sbuffare sul fornello.

Davanti a una tazza di caffè fumante la ragazza parve rincuorarsi un po’ e, ancora piangendo, raccontò all'amica la penosa discussione che aveva avuto con la madre.

«Anch’io ho litigato con mia madre quando sono rimasta incinta di Vincenzino» le confidò Mariella lanciando un’occhiata al figlio maggiore, quasi fosse lui il responsabile. «Mi ha dato tanti di quei ceffoni che ho temuto di abortire».

«A volte le mamme, che dicono di essere le persone che ci amano di più, diventano invece proprio le più cattive. Non credo che ci possa essere nemico peggiore di una madre che non ti capisce e che ti ostacola» ribadì amaramente Martina. 

«Non è vero! La maggior parte delle volte hanno ragione loro, solo che noi non lo vogliamo capire e poi dopo ci pentiamo di non averle ascoltate. Guarda me! Ho appena ventun anni e sono qui con due bambini in una casa che fa schifo, oggi mio marito non mi ha lasciato neanche i soldi per fare la spesa e ho anche finito i pannolini del più piccolo» replicò Mariella sfogandosi.

«Perché dici che la tua casa fa schifo, forse basterebbe metterla un pochino più in ordine…» azzardò Martina cercando di confortare l'amica.

«Per metterla a posto come si deve ci vorrebbero troppi soldi e noi non ne abbiamo. Lavora solo Antonio, mio marito, ma è giovane, ha appena cominciato e il suo stipendio è molto basso, basta a malapena per pagare l'affitto e mangiare. Vieni…». Mariella la invitò a seguirla nella camera accanto dove c'era un letto matrimoniale e un vecchio armadio, niente comodini e alle pareti nessun quadro o specchio, solo dei grossi cartoni a terra che contenevano oggetti personali. Nell’altra stanza, che avrebbe dovuto fungere da salotto, stavano due lettini di tela da campeggio dove dormivano i bambini. Altri scatoloni pieni di giocattoli accanto a un vecchio fasciatoio ereditato da qualche parente completano il misero arredamento. Anche la stanza da bagno era molto sciupata con piastrelle rovinate e una vecchia vasca macchiata di giallo con i piedini di metallo a forma di zampa di leone. 

«Non ho più voglia di tenerla come si deve, mi deprime troppo non averla neanche arredata in modo decente». Mentre le due ragazze chiacchieravano Luca, il bambino più piccolo, si mise a piangere. 

«Ecco vedi piange perché ha bisogno di essere cambiato, e io non ho i soldi per comprare i pannolini…» Mariella si accese nervosamente una sigaretta, aveva gli occhi rossi per la rabbia repressa. Martina non poté fare a meno di pensare che, anziché comprarsi le sigarette, avrebbe fatto meglio a comprare i pannolini per il bambino. Tuttavia si sentiva riconoscente per l’accoglienza premurosa che l'amica le aveva riservato pur con il poco che aveva, quindi si offerse di scendere al vicino supermercato a comprare i pannolini con la mancia settimanale che le aveva dato suo padre la domenica precedente e che, pur non essendo certo una grossa cifra, era sufficiente per l’acquisto. Scesero insieme e Mariella la ringraziò promettendogli che le avrebbe restituito il dovuto appena le sarebbe stato possibile, insieme si recarono ai giardinetti dopo aver cambiato il piccolo, si sedettero al sole e badarono ai bambini fino all'arrivo di Michele. Alla vista del volto devastato della sua ragazza, e dopo aver ascoltato il racconto della lite con la madre, Michele si mise a piangere. La strinse forte tra le braccia, baciandole i graffi a uno a uno con dolcezza, come se fosse stata una bambina piccola e Martina si convinse ancora una volta che lui era l'unico che l'amava davvero. 

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