UNA VENTATA DI MODERNITÀ CON L'ATTORE STEVE MCQEEN

L'altro giorno parlando del film "Soldato sotto la pioggia" si citava l'attore protagonista Steve McQueen, che impersonava il ruolo del soldato Eustis, un simpatico arraffone, e del suo amico sergente maggiore Slaughter, impersonato da Jackie Gleason. McQueen che pur portando o sopportando nel cognome la qualifica di regina fu invece un re del grande e del piccolo schermo, portando con il suo talento recitativo una ventata di  modernità che i "vecchi" attori a lui antecedenti seppur ancora abbastanza giovani di età non possedevano.

Nato a Beach Grove, nello Stato dell'Indiana, il 24 marzo 1930, Terence Steven McQueen era figlio di William di professione stuntman, e probabilmente fu dal padre che imparò ad ammirare prima e a eseguire poi scene pericolose innamorandosi di un rischio più o meno calcolato. Dopo avere trascorso un'adolescenza turbolenta, il ragazzo si arruolò nel corpo dei marines nel 1947 e vi restò fino al 1950. Dopodiché approfittando della somma che l'esercito metteva a disposizione dei reduci, decise di pagarsi un corso di recitazione al famoso Actor's Studio di New York. Su 2000 aspiranti allievi solo due: lui e Martin Landau vennero ammessi, e già nel 1953 Steve poté partecipare al suo primo film per poi: nel 1955, esordire a Broadway, la scintillante via dei teatri newyorkesi. L'anno successivo parteciperà al film "Lassù qualcuno mi ama", protagonista Paul Newman nei panni: succinti, del pugile Rocky Graziano, ruolo questo che sarebbe dovuto andare a James Dean, se questi poco tempo prima non si fosse schiantato con la sua auto perdendo in un solo colpo: definitivo, la vita e la carriera. "Lassù qualcuno mi ama" fu il primo suo film di successo, che fino al 1980 per un totale di trenta film portarono l'attore alla fama imperitura. In quello stesso 1980, il sette novembre, McQueen morì, a cinquant'anni, nella città messicana di Ciudad Juaréz. Negli anni Sessanta-Settanta partecipò a film che non solo ottennero un grande successo allora, ma che continuano a riscuoterlo anche oggi a ogni loro riproposta sul piccolo schermo. "I magnifici sette", "La grande fuga", "Bullitt", "Getaway", "L'inferno di cristallo". Mc Queen l'otto agosto 1969 era stato invitato da un amico per recarsi nella villa dove abitava l'attrice Sharon Tate. Per un impegno dell'ultimo minuto l'attore non poté andarvi, evitando così la fine orribile che capitò alla padrona di casa e ai suoi amici lì presenti da parte dei seguaci di Charles "Satana" Manson. Steve ovviamente rimase molto scosso dalla vicenda, e da allora volle portare sempre con sé una pistola. L'attore era anche un eccellente sportivo, amante delle corse in auto e in moto, il quale se poteva fare a meno delle controfigure era contento. Possedeva oltre 100 modelli di moto e varie auto da corsa tra le quali Ferrari, Porsche, Jaguar. Nel 1979 cominciò ad ammalarsi di tumore per cause legate all'amianto che era presente sulle navi, negli ambienti automobilistici, negli studi cinematografici. Il suo ultimo film è il western moderno "Il cacciatore di taglie", mentre il penultimo il western neoclassico "Tom Horn", splendido esempio di western crepuscolare, al quale la recitazione mesta dell'attore infonde un'aura di triste presagio. In Tv McQueen esordì nel 1955, per girare fino al 1961 diversi episodi di varie serie, delle quali la più celebre è stata quella western "Ricercato vivo o morto", di ben 94 episodi dal 1958 al 1961. La simpatia canagliesca che Steve McQueen mostrava si abbinava al suo innegabile talento recitativo, non palesemente falso come fino a non molti anni addietro si usava, bensì credibile perché rivolto allo spettatore che in lui poteva anche identificarsi perché l'attore non era un divo disceso dal piedistallo bensì un uomo che manteneva la propria personalità al di sopra della finzione scenica e della funzione autocelebrativa del mondo dello spettacolo.
Antonio Mecca

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