WOODY ALLEN ALLA SCALA PER IL GIANNI SCHICCHI

Si è svolta martedì 2 luglio, al Teatro alla Scala la conferenza stampa che ha visto protagonista il cineasta/attore newyorkese Woody Allen e il soprintendente uscente Alexander Pereira.

L'occasione era la presentazione del Gianni Schicchi, con la regia di Allen, che andrà in scena insieme a “Prima la musica poi le parole” di Antonio Salieri per la regia di Grisha Asagaroff e che vedrà protagonisti gli studenti dell'Accademia della Scala.

Il regista ha dichiarato: “...mi fa molto piacere prendermi una pausa e venire qui a mettere in scena un'opera in un luogo così iconico […] una cosa da favola, da sogno, il più grande teatro d'opera al mondo, il traguardo più ambito al quale arrivare. Quindi se qualcuno mi avesse detto che avrei diretto un giorno un'opera alla Scala mentre magari passeggiavo per New York o per Brooklyn avrei detto che era pura follia, che non avrei neppure pensato di poterla guardare da fuori, figuriamoci lavorarci”.

Non si tratta, in realtà, di una prima assoluta bensì della ripresa dello spettacolo che Allen firmò alla Los Angeles Opera nel 2008 su insistenza di Placido Domingo e che da allora è stato più volte ripreso, in Italia al Festival dei Due Mondi di Spoleto.

È curioso che il Gianni Schicchi, opera comica in un solo atto di Giacomo Puccini abbia avuto il suo debutto al Metropolitan di New York, la città dove è nato e vive Woody Allen, il 14 dicembre 1918.

L'opera è su libretto di Giovacchino Forzano. Di seguito la trama originale di Puccini: 1299: Gianni Schicchi, famoso in tutta Firenze per il suo spirito acuto e perspicace, viene chiamato in gran fretta dai parenti di Buoso Donati, un ricco mercante appena spirato, perché escogiti un mezzo ingegnoso per salvarli da un'incresciosa situazione: il loro congiunto ha infatti lasciato in eredità i propri beni al vicino convento di frati, senza disporre nulla in favore dei parenti. Inizialmente Schicchi rifiuta di aiutarli a causa dell'atteggiamento sprezzante che la famiglia Donati, dell'aristocrazia fiorentina, mostra verso di lui, uomo della «gente nova». Ma le preghiere della figlia Lauretta (la famosa romanza «O mio babbino caro»), innamorata di Rinuccio, il giovane nipote di Buoso Donati, lo spingono a tornare sui suoi passi e a escogitare un piano, che si tramuterà successivamente in beffa. Dato che nessuno è ancora a conoscenza della dipartita, ordina che il cadavere di Buoso venga trasportato nella stanza attigua in modo da potersi lui stesso infilare sotto le coltri, e dal letto del defunto, contraffacendone la voce, dettare al notaio le ultime volontà. Così infatti avviene, non senza che Schicchi abbia preventivamente assicurato i parenti circa l'intenzione di rispettare i desideri di ciascuno, tenendo comunque a ricordare il rigore della legge, che condanna all'esilio e al taglio della mano non solo chi si sostituisce ad altri in testamenti e lasciti, ma anche i suoi complici.

Schicchi declina dinanzi al notaio le ultime volontà e quando dichiara di lasciare i beni più preziosi – la «migliore mula di Toscana», l'ambita casa di Firenze e i mulini di Signa – al suo «caro, devoto, affezionato amico Gianni Schicchi», i parenti esplodono in urla furibonde. Ma il finto Buoso li mette a tacere canterellando il motivo dell'esilio e infine li caccia dalla casa, divenuta di sua esclusiva proprietà.

Fuori, sul balcone, Lauretta e Rinuccio si abbracciano teneramente; mentre Gianni Schicchi sorridendo contempla la loro felicità, compiaciuto della propria astuzia.

Il dittico sarà in cartellone dal 6 al 19 luglio.

Antonella Di Vincenzo