UNA FAVOLA DI PARCO

Dedicato a Luciana Cella Guffanti il Parco delle Favole di Affori: lo inaugurarono nel 1976

Per fare una città servono molte cose. Servono strade, grandi e piccole, che portino alle case, alle scuole e ai palazzi importanti, servono marciapiedi per camminarci sopra, servono le ciclabili con biciclette che sfrecciano e bambini che magari hanno lasciato le rotelle da poco. Per fare una città servono i parchi, con grandi alberi che ci avvertano del passare delle stagioni, e fontanelle, e panchine per fermarsi a pensare, e scivoli e altalene, e prati per i cani. Servono molte cose per fare una città, soprattutto servono persone capaci di vedere queste cose, laddove ancora non ci sono. Luciana Cella Guffanti è stata una di queste persone, ha saputo vedere un parco pubblico in uno spazio che era solo una cava di sabbia, e ha saputo lottare per crearlo, e per difenderlo quando era a rischio. 
Il Parco delle Favole non è che un’area verde incastonata fra quattro vie, un piccolo ma importante polmone verde tra la via Enrico Fermi e il lungo asse che si snoda su Pellegrino Rossi, alla periferia Nord di Milano, quartiere Affori. Molti ci passano quotidianamente, lo attraversano distratti magari per raggiungere il ponte che fa da passaggio sopraelevato e connette il quartiere al Parco Nord, verso Niguarda. E non sanno forse, che quei quasi trecento alberi altissimi dove albergano molti tipi di uccelli, poco più di quarant’anni fa non c’erano proprio. Oggi si cammina fra bagolari, aceri, robinie, pioppi neri, frassini, olmi, tigli e pioppi cipressini, ma nel 1976 c’erano solo 22mila metri quadrati di nulla. Ci è voluto del tempo, come sempre accade, per avere tutto quel verde, per avere i giochi dei bimbi, il drago verde all’ingresso, l’area cani, tempo e perseveranza, una perseveranza di cui la signora Luciana era l’incarnazione vivente. Perseveranza anche per difenderlo da progetti miopi, come quello della Gronda Nord che l’avrebbe asfaltato e tagliato in due, contro cui molti, cittadini e associazioni si sono battuti. Lo scorso sabato 6 ottobre, durante una partecipata e commovente cerimonia in cui il Parco delle Favole è stato ufficialmente dedicato a Luciana Cella Guffanti, lo storico Luigi Ripamonti l’ha ricordata come “una persona che aveva capito il senso di parole come umanità, dignità, solidarietà”, una persona che ha fatto una grande battaglia, “non una lotta, perché la lotta è solitaria, e la battaglia si conduce insieme”. E questo era limpido anche nelle parole di Luciana, conservate nelle numerose lettere e mail che sono state scambiate in questi anni, per il Parco della Favole, e non solo: “È stato chiamato il Parco delle Favole, ma una mia amica dice che avrebbe dovuto avere il mio nome, chiamarsi Parco Luciana Cella. Io penso che anche se sono stata io a volerlo, senza la presenza di tutte le altre donne e gli uomini che si sono spesi con me per averlo non avrei avuto l`energia per portare avanti così ostinatamente il mio progetto".
Luciana se n’è andata nel 2016, ma la testimonianza di ciò che ha lasciato si è vista molto bene durante la cerimonia di sabato: non solo un parco, ma il senso di una comunità. Il senso di partecipare a una comunità, volere qualcosa per una comunità, combattere con gli altri per avere questo qualcosa, prendersene cura. Erano presenti il vicesindaco Anna Scavuzzo, il figlio di Luciana Stefano Guffanti, molti membri dell’Associazione Amici del Parco, l’avvocato Felice Carlo Besostri, Luigi Ripamonti, i funzionari comunali che hanno reso possibile l’intitolazione, il parroco, il presidente del Municipio 9 Giuseppe Lardieri, ma soprattutto tanti cittadini, residenti di zona, persone che hanno avuto occasione di conoscere Luciana e le sue azioni pubbliche - come la sottoscritta-, persone che vivono il parco e ne sentono l’eredità.
Per fare una città servono molte cose. Servono le visioni dei singoli e la forza delle comunità. Servono persone ottimiste e caratteri instancabili. Servono i sogni, il coraggio di farli accadere e di battersi per essi senza condizioni.
Da oggi, all’ingresso del parco, c’è questa targa: “Parco delle Favole voluto da Luciana Cella Guffanti”. 
Ma non solo, non c’è solo una targa, c’è tutta la sua eredità di impegno civile, e un grande esempio per tutti quelli che hanno dei sogni non solo per se stessi ma per gli altri.

Antiniska Pozzi

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