Mudec. La collezione permanente si rinnova e racconta una storia nuova: "Milano globale. Il mondo visto da qui" - 2 -

Un nuovo percorso di oltre 500 opere tra oggetti inediti e noti capolavori del Museo, l'ingresso è gratuito –

Sezione 3 - La corsa per l'Africa

Alla fine del XVIII secolo le potenze europee imprimono una svolta di carattere militare alle attività strettamente commerciali, finalizzata al controllo di vasti territori non industrializzati, a partire dall'Africa. Giuseppe Vigoni viaggia con scopi commerciali al seguito della Società di Esplorazione Commerciale in Africa con sede a Milano dal 1879. In seguito, il Regno d'Italia maturerà la decisione di un intervento militare occupando parte di Tripolitania, Eritrea e Somalia, preludio del colonialismo di matrice fascista concentrato sulla conquista definitiva della Libia e dell'Eritrea.

Un nucleo di opere inedite provenienti dall'ex Museo della guerra consente una riflessione sul portato culturale del passato coloniale italiano: gli oggetti giuntia Milano per celebrare le imprese militari in Etiopia permettono di sviluppare una narrazione che, ribaltando le intenzioni dei coevi, si concentra sulla identità e la storia della popolazione etiope la cui voce e immagine fu messa a tacere e distorta dall'azione della propaganda fascista. Manifesti, riviste scientifiche o di intrattenimento, documenti e oggetti quotidiani, descrivono la problematica relazione con i "colonizzati" e la contraddittoria rappresentazione dell'‘altro' ricca di luoghi comuni, mettendo in luce la ripercussione di questo sentire sulla società milanese e italiana. Una modalità di relazione consolidatasi durante il ventennio fascista che non svanisce con il processo di decolonizzazione ma rimane presente, più o meno consapevolmente, nella società civile del secondo dopoguerra.

La Conferenza di Berlino (1884-1885) segna l'occupazione occidentale di buona parte del continente africano. Due focus, dedicati alla guerra e alla religione, documentano attraverso le opere il colonialismo europeo e le forme di resistenza e resilienza africane. Modernità e tradizione non sono presentate come l'una successiva all'altra, ma come contemporanee, nel loro modellarsi reciproco dentro la situazione coloniale. Siamo a questo punto di fronte a una storia non solo africana ma globale, come simbolicamente testimoniano i soldati africani che combatterono negli eserciti europei in diverse parti del mondo.

Sezione 4 - Dalla decolonizzazione al multiculturalismo

Il processo di decolonizzazione italiano si è sviluppato rapidamente in Eritrea, Etiopia e Libia, mentre l'influenza sulla Somalia si prolungò fino alla fine del protettorato che avrebbe dovuto preparare il paese africano all'indipendenza, nel 1960. Sin dal secondo dopoguerra, una certa corrente apologetica ha portato alla costruzione e diffusione del mito degli "italiani brava gente"; a partire invece dagli anni Settanta fino agli anni Duemila, una nuova corrente storiografica si è impegnata in una revisione critica del passato coloniale italiano. È all'interno di questo contesto che si inseriscono le opere presenti in questa sezione. A causa delle dichiarazioni di Indro Montanelli circa il suo "matrimonio" con Destà, una ragazzina etiope di 12 anni, la statua che lo raffigura (all'interno dei Giardini di via Palestro, intitolati a suo nome) è stata periodicamente presa di mira dagli interventi di attivisti fino alla richiesta del 2020 della rimozione dell'opera. L'installazione di Cristina Donati Meyer, "Il vecchio e la bambina" si inserisce nel dibattito nel giugno 2020 mettendo nuovamente l'accento sugli orrori del cosiddetto "madamato". Anche l'opera di Alan Maglio invita alla riflessione sul periodo coloniale attraverso l'accostamento di cartoline coloniali e i ritratti fotografici contemporanei.

La città di Milano esce distrutta dal grande conflitto mondiale, ma non fiaccata nel profondo. La matrice internazionale e imprenditoriale che la città ha assorbito nei secoli gioca un ruolo fondamentale in quello che è stato definito il boom economico dell'Italia. Nel passaggio da città industriale a città dei servizi, Milano diventa attrattiva anche per persone provenienti dall'Africa, dall'Asia e dall'America. Quelle che negli anni ‘70 erano comunità composte da poche persone (attive e integrate nella vita cittadina) crescono fino a diventare il motore della trasformazione attualmente in corso verso una metropoli di natura globale e multiculturale.

Ritratti africani

Sezione 5 - Afrodiscendenti nella Milano globale

Milano, metropoli multiculturale e città globale, vista attraverso gli occhi degli "afrodiscendenti" che vi abitano, con l'obiettivo di mostrare come contribuiscano a cambiare la città e il senso dell'essere milanesi e italiani.  Si tratta di incrociare le forme di auto ed etero rappresentazione, storicamente ereditate o prodotte attualmente, che rendono queste persone visibili o invisibili, configurando identità simboliche rivendicate o subite.

La cornice è costituita dalle rappresentazioni, spesso stereotipate, che compongono l'immaginario sui neri in Italia: immagini pubblicitarie, film, canzoni, propaganda politica, ma anche i modelli mediatici della celebrity culture, mentre il "cuore" della sala è costituito dalle forme molteplici di autorappresentazione messe in campo dagli "afrodiscendenti" milanesi e in particolare da coloro che, lavorando nel mondo delle industrie culturali e creative, più di altri influiscono sul senso comune. L'intero progetto è stato improntato su un'impostazione aperta e partecipativa del processo di ideazione e allestimento della sala espositiva (che ha caratterizzato sia questa ultima sezione che le precedenti) attraverso workshop e discussioni in presenza e da remoto, con un approccio polifonico volto a evitare il "pericolo di un'unica storia" quale che sia.

Di qui anche la scelta di invitare a esporre professionisti della parola e dell'immagine (artisti, stilisti, musicisti, videomaker, scrittori, influencer) sia per la qualità delle loro opere che per la loro capacità di contribuire ad articolare gli spazi simbolici dentro i quali gruppi e persone possono riconoscersi a partire dalle loro somiglianze e differenze e immaginare i propri futuri. Tutti hanno avuto la possibilità di portare in mostra le opere che ritenevano più significative in relazione alla questione, raccontandole liberamente nei testi in catalogo e in mostra. Tutti diversamente milanesi e diversamente italiani.

Sul sito e sui canali social del Mudec è disponibile un videodocumentario che racconta il grande lavoro svolto dal Museo nei suoi primi cinque anni di vita.

Il Comitato scientifico di "Milano globale. Il Mondo visto da qui" è composto da Anna Maria Montaldo (Presidente) e da: Anna Antonini, Ivan Bargna, Giorgia Barzetti, Simona Berhe, Carolina Orsini, Giorgio Riello, Alberto Rocca, Luca Tosi. Coordinamento scientifico: Carolina Orsini.

Ingresso gratuito. Per ulteriori informazioni e per verificare gli orari di apertura consultare il sito del Mudec.

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