BUON NATALE, MILANO: L'ALBA PRESTO GIUNGERÀ

7:20 della mattina. Mi trascino in stato di coma apparente verso la portafinestra del balcone. Gli scuretti scorrono per far entrare il giorno ma nulla cambia: troppo presto per la luce. In compenso vengo investito da una folata d'aria gelida - Dio, quanto detesto il freddo! Veloce, chiudi questa finestra del c… - Ma le imposte sono vecchie e si inceppano sulla guida - Porc… - Un minuto e un numero imprecisato di imprecazioni dopo sono sveglio. Come un sommelier di comprovata esperienza, ormai mi è sufficiente una fugace annusata per valutare la qualità dell’aria di quest’oggi - Liquido di fissaggio con un retrogusto di carbone e una nota di polistirolo - 
Tanto vale fumarci su. Mentre la tazzina del caffè attende sulla scrivania di raggiungere una temperatura ottimale mi preparo una sigaretta appoggiato allo stipite e guardo fuori. Il mio sguardo corre sul marciapiede di rimpetto. La coda di gente è divenuta sempre più lunga col trascorrere dei mesi: ora non riesco nemmeno a scorgerne la fine. Pochi stranieri, tanti italiani. Tutti milanesi. Pasta, riso, tonno, carne in scatola, omogeneizzati e qualche panettone…
Ah, è vero; tra pochi giorni è Natale. Quest'anno me ne dimentico sempre -
Alcuni tra essi paiono preoccupati mentre attendono il proprio turno: forse si domandano se ce ne sarà per tutti. Altri sembrano imbarazzati e a disagio: magari è la prima volta che si ritrovano costretti a domandare beni di prima necessità a un'opera pia. Curiosamente, coloro che passano accanto a quelle povere anime per recarsi al lavoro non sembrano tanto dissimili; nonostante metà del volto sia celato dalle mascherine, un velo di turbamento opacizza i loro occhi, gli stessi occhi che vedo nella mia immagine riflessa della grande finestra.
I più sfortunati hanno già perso tutto. Altri, purtroppo, ne seguiranno. Coloro che si barcamenano si domandano per quanto potranno proseguire. Ma tutti siamo stanchi. Davvero stanchi. Lo comprendo dalla mitragliatrice verbale di mia madre; dai catartici vaffanculo che volano tra me e i miei migliori amici; dalle sempre ponderate parole del nostro stoico direttore il quale, pur avendo vissuto la guerra, si domanda quando finalmente giungerà uno spiraglio di luce a illuminare questa notte nera che non pare intenzionata a cedere il passo all'alba. Tutto mi riporta a me stesso. Alla mia misantropia. Alle mie intemperanze. All’encomiabile pazienza che coloro che mi amano dimostrano nei miei confronti. Alla mia risibile ambizione di voler perpetuare la storia, l'anima e le tradizioni di una città che si è smarrita mentre insegue la chimera di un’inconsistente immagine. Al mio pindarico desiderio di distogliere dai consumi e dall'odierna vacuità i miei concittadini che di virtute e canoscenza sembrano non volerne più sapere. Sono divenuto metafora vivente del luogo che ho sempre amato e a cui appartengo: a tutti i costi indistruttibile, perché l'apparenza deve essere sempre preservata, ma al contempo così fragile da far tremare i polsi.
Ma in quanto tale, la resa non è contemplata. È la storia di Milano ad avermelo insegnato.
Perché la terra è buona e le radici sono sane e alla prima occhiata di sole la pianta fatata si rafforzerà e ringiovanirà come scriveva il Correnti.
La Nostra Milano sarà qui per noi e noi faremo del nostro meglio per lei con la stessa pragmatica, solidale e incrollabile forza che ci ha sempre contraddistinto: una forza che forse non rammentiamo più, ma che è insita in ognuno di noi come un secolare codice genetico.
Quindi, se con la lettura siete giunti sino a qui, Buon Natale. Buon Natale da un soggetto che non ricorda più dove ha parcheggiato la macchina del tempo per tornarsene nell'Ottocento e che auspica solo di poter tramandare i trascorsi della Nostra Milano a coloro che lo seguono. Buon Natale dalla nostra piccola redazione e dal nostro direttore, forse l’ultimo umanista ancora in circolazione. Buon Natale a coloro che, come noi, navigano a vista nell'ambito culturale e a ogni lavoratore in difficoltà. 
A voi, donne e uomini, scevri da camuffati narcisismi, da tornaconti personali, da frasi fatte per vedere o vendervi, sono rivolti i nostri più sinceri e sentiti auguri. Perché se di economia, concretezza e sostanza ha sempre vissuto questa città, di speranze impossibili, sinceri idealismi e indistruttibili sogni ha potuto rinascere ed evolversi ogni volta.

Milan, l’è semper on gran Milan! 

Buon Natale.

Riccardo Rossetti

P.S.

Nel momento in cui scrivo, mi giunge purtroppo notizia della dipartita del padre di uno dei miei amici più cari: il destino, si sa, non difetta per perverso senso dell'ironia. A lui e alla sua famiglia corrono il mio pensiero e il mio cordoglio. Siamo un eterogeneo gruppetto giunto ormai alla metà dei quaranta che si conosce e si frequenta da trenta; una vita. La nostra.
Gli amici tuoi sono con te. Sempre.

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