Bartleby

Al Teatro della Cooperativa

Controventi”, la rassegna per celebrare i 20 anni del Teatro della Cooperativa, si chiude in bellezza con “Bartleby”, dal 26 al 30 aprile, “tratto da Bartleby, lo scrivano” di Herman Melville, grande autore, e non solo di Moby Dick.

Il testo, che si ispira a Dickens ma anche alle filosofie orientali, è affascinante: anticipa la letteratura dell’assurdo in Kafka, Beckett, e nel primo periodo di Camus.

Vi si narra, in una settantina di minuti, del contrasto tra la vita frenetica di Wall Street, concentrata su denaro e  produttività, e un certo Bartleby, che si rifiuta di dedicarsi al lavoro che il suo principale gli affida, fino a rifiutarsi, passo dopo passo, di fare qualunque cosa, persino di vivere, rispondendo sempre: «preferirei di no». A descrivere questa opposizione radicale è il suo meravigliato “capo”, un pacifico avvocato, che prova compassione per Bartleby e ne è attratto, anche per il desiderio di scoprire quale mistero nasconda quel rifiuto sempre più reciso. Se la voglia  di affrancarsi dalla schiavitù del lavoro fa dell'impiegato Bartleby (Gabriele Vollaro) un personaggio molto moderno,  eroe solitario in lotta contro il capitalismo, altrettanto interessante è l’antagonista/narratore, l’avvocato che tenta di capire le ragioni della protesta del suo scrivano, senza riuscirci. Lo interpreta, con efficacia, Luca Radaelli, anche  traduttore del testo,  che riempie la scena, fa vivere gli altri personaggi e incarna la parola stessa del romanzo: si sente in colpa, prova empatia per l’altro e si chiede se ha fatto tutto quello che poteva per salvarlo. Anche gli spettatori si immedesimano, condividono la colpa, sentono di essere inadeguati di fronte all’irruzione del diverso, perché Bartleby è l’Umanità intera. Salvare Bartleby è l’impresa ardua, il grande peso che ognuno di noi ha sulla coscienza. La storia, condotta sul filo dell’ironia e persino comica qua e là, ci guida lungo un percorso sempre più stretto, fino a guardare in faccia noi stessi e i nostri sentimenti, slanci e rifiuti, di fronte a un immigrato, un accattone, chiunque facciamo fatica ad includere nel nostro  mondo limitato.            

Prodotto dal Teatro della Cooperativa/Teatro Invito, lo spettacolo, sostenuto nell’ambito di NEXT 2020/2021, è un progetto di Regione Lombardia, in collaborazione con Fondazione Cariplo

Grazia De Benedetti

Via privata Hermada, 8

tel 02.6420761 info@teatrodellacooperativa.it  

L'angelo degli abbandoni

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