UN CAPOLAVORO PER MILANO

SAMSUNG CAMERA PICTURES

Al Museo diocesano Martini si è inaugurata l'undicesima edizione del Capolavoro per Milano con l'esposizione de l'Adorazione dei Magi di Paolo Caliari, detto il Veronese (1528-1588), proveniente dalla Chiesa di Santa Corona di Vicenza. Il tema dei Magi e dell'adorazione del Bambino è particolarmente caro al Museo, in quanto ci si avvicina al periodo natalizio e nel complesso di Sant'Eustorgio, dove si situa il Museo, sono conservate delle reliquie dei Magi che potranno essere venerate in occasione della mostra.

Al grande e splendido dipinto del Veronese si giunge attraverso un percorso di progressivo coinvolgimento. Inizialmente viene posta a confronto la riproduzione dell'Adorazione dei Magi della National Gallery di Londra con la tela di Santa Corona qui esposta: l'impianto compositivo di quest'ultima gode di una maggiore profondità, con uno squarcio che permette di scorgere un lontano corteo di uomini, cavalli e cammelli; grande spazio è poi destinato al cielo reso con un blu scuro dove le nuvole sembrano spostarsi, conferendo movimento al dipinto.

Nel percorso didattico viene puntualizzata la figura del committente posto di profilo sul lato sinistro della tela: si tratta di Marcantonio Cogollo, di famiglia nobile di Vicenza e mercante di stoffe preziose, le stesse che vestono i Magi e che il Caliari dipinge esaltandone il disegno e la brillantezza dei colori. Molte sono le informazioni date sui colori utilizzati e sulle vicende dell'allevamento dei bachi da seta nel vicentino, nonché sulla rigida normativa di allora circa i tessuti di seta.

Infine si giunge al cospetto della tela: la sacra famiglia è posta sul lato destro del dipinto ed è illuminata insieme ai Magi e ai loro paggi da un fascio di luce proveniente dall'alto; delle colonne simbolo di classicità si intersecano con i legni della capanna; intenso lo sguardo dei Magi, personaggi di grande fascino e sontuosamente vestiti, studiosi di astronomia e che giungono dall'Oriente con i loro doni di oro, incenso e mirra, simboli rispettivamente di regalità, divinità e futura passione.

La grande tela è stata realizzata dal Veronese tra il 1573 e il 1575. All'epoca l'artista era già noto per le sue pale d'altare nelle chiese venete, per la teatralità delle scene e delle figure, teatralità che si stempera poi nelle rese di luce e negli splendidi e preziosi colori. La mostra, a cura di Nadia Righi, si protrae fino al 20 gennaio 2019.

(info.biglietteria@museodiocesano.it).

Vittoria Colpi






Come si dice SCUOLA?

di Renata Freccero

STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni

EUCRAZIA - Il buon Governo

di Pietro Giuliano Pozzati
EDB Edizioni