COMBATTERE LE MAFIE DIFENDENDO LA COSTITUZIONE

Intervento svolto all'Agorà sul tema dell'ergastolo ostativo (video).

Abbiamo iniziato le Agorà con un incontro in cui ci si occupava di lotta alla mafia, il 10 dicembre proseguiremo con un’Agorà che si occuperà di un altro tema importante quale è l’usura e come migliorare la legge sull’usura.
Venendo al tema di oggi, mi pare che il testo base su cui sta lavorando la Camera dei Deputati sia buono per ciò che riguarda il recepimento della direttiva Corte Costituzionale rispetto all’ergastolo ostativo.
Suggerirei di cimentarci su un altro tema, come suggeriva anche Valentina Alberta della Camera Penale di Milano, cioè provare a mettere in questa legge anche il contenuto della sentenza della Corte Costituzionale, in cui è spiegato che non è necessaria la collaborazione per accedere ai benefici per gli imputati condannati per i reati del 4-bis.
Già che facciamo una legge, infatti, facciamola bene.
Facciamo questa legge con l’attenzione a fare una riflessione seria e approfondita.
L’ergastolo ostativo è un tema che si presta molto alle strumentalizzazioni, se si semplifica.
Abbiamo visto cos’è avvenuto anche sulle misure che abbiamo preso rispetto all’ordinamento carcerario durante la pandemia.
Su questi temi è facile semplificare e strumentalizzare.
Noi, invece, abbiamo bisogno di trovare un equilibrio tra un principio costituzionale - che va garantito, anche in misure emergenziali eccezionali come queste - e la garanzia che queste persone non possano tornare a rafforzare, arricchire o addirittura a dirigere le mafie.
Questo è l’equilibrio che dobbiamo trovare.
Io penso che sia una scelta seria quella di considerare la collaborazione non più una cosa indispensabile per avere benefici.
Come diceva anche Ornella Favero, che fa un grande lavoro con i detenuti, a volte la collaborazione può non essere data per tante ragioni anche da parte di persone che sono sinceramente predisposte al cambiamento e sono cambiate. La collaborazione non viene data per ciò che può comportare rispetto ai propri familiari o per altro. Non possiamo, però, per questo decidere che togliamo speranze, prospettive a persone che magari da quarant’anni sono cambiate - come ne ho conosciute frequentando il gruppo di Parma di cui parlava Ornella Favero - ma non possono accedere ad alcun beneficio.
Il tema, quindi, è che non possiamo accettare di togliere speranze e prospettive alle persone, rinunciando all’idea che anche persone che hanno compiuto delitti tremendi possano cambiare.
Dall’altra parte, però, non possiamo neanche pensare che sia tollerabile il fatto di non garantire che nessuna di queste persone possa avere ancora rapporti con le mafie.
Su questo bisogna essere rigorosi.
Su questo bisogna, come fa già la legge, investire tutte le istituzioni che possono dare un contributo e questa garanzia.
Questo penso che sia il lavoro che dobbiamo fare.

Audio dell'intero incontro»
Video dell'evento»

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