IL DISCORSO DI CONTE DEL 10 APRILE

Dopo i diversi rinvii pomeridiani, il premier ha parlato alle 19:30

Le prime parole di Conte agli italiani sono state per dire che le misure restrittive si estendono fino al 03 maggio.
È una decisione, ha detto, di cui si assume la piena responsabilità ma che nasce dal confronto con il comitato tecnico scientifico, i ministri, le regioni e i comuni.

Si è poi soffermato sull'efficacia delle misure in essere e che hanno determinato il rallentamento dell'epidemia. Ce lo hanno riconoscono anche dall'estero.
Cedere ora, ha continuato, significa vanificare gli sforzi fatti. Non ci possiamo permettere la frustrazione di ricominciare tutto da capo, con altri contagi e altri decessi.

L'attenzione deve rimanere alta soprattutto in vista delle feste di Pasqua, 25 aprile e 01 maggio.

L'auspicio, per il 03 maggio è di riprendere con gradualità.

Questo dipenderà da noi e dal nostro comportamento.

Nel decreto appena firmato viene al primo posto la salute dei cittadini senza dimenticare gli interessi del settore socio economico.

Se ci fossero, su indicazione del comitato tecnico, le condizioni per le prime riaperture ben prima del 3 maggio, si agirà in tal senso.

Nel frattempo, dal 14 aprile potranno tornare al lavoro cartolerie, librerie, negozi per bambini e le attività legate al taglio e al commercio del legno.

In attesa della fase due per tutti i lavoratori, Conte ha dato due indicazioni:

- la creazione di un gruppo di lavoro che comprende scienziati, sociologi, psicologi e manager sia italiani sia stranieri. Dovranno ridisegnare i modelli organizzativi delle aziende mettendo al primo posto la salute dei lavoratori;

- la creazione di un protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. È già stato siglato con le parti sociali e sarà integrato dalle osservazioni del comitato tecnico.

A questo punto Conte ha invitato le aziende ad approfittare del fermo di questi giorni per sanitizzare gli ambienti di lavoro e metterli in sicurezza.

Lo scopo, adesso è contenere il famoso fattore di contagiosità e impedire che la curva dell'epidemia torni a impennarsi. Ecco perché occorrerà ripensare il sistema dei trasporti per evitare che si creino assembramenti di persone che si recano al lavoro.

Il discorso passa poi alla riunione di ieri dei ministri dell'economia dei 27 paesi europei.
Le proposte fatte sono solo un primo passo. Conte lo ha giudicato insufficiente.
La battaglia italiana si concentra sulla creazione di un fondo finanziato da tutti gli stati e sull'emissione degli eurobond.

Le proposte avanzate ieri, di usare una cassa integrazione europea e far intervenire la Banca Europea degli Investimenti per finanziare le imprese, sono state giudicate buone.
Sul tema del famigerato Mes al quale dovremmo far ricorso per avere fondi a tassi bassi, Conte si concede una polemica con i leader dell'opposizione Salvini e Meloni.

A suo dire hanno detto il falso dicendo che l'Italia si è svenduta a questo meccanismo.

Non è vero.

Conte ha ribadito che all'Italia non serve il Mes. Non è lo strumento che ci serve in questo momento.

Si batterà per l'emissione degli eurobond e su questo tema, a suo dire, ci sono, ancora, spiragli di dialogo e manovra.

Ha invitato poi tutti a mettere da parte le polemiche.

In questa delicata fase della trattativa, ci indeboliscono e possono compromettere la nostra capacità negoziale.

Conte ribadisce che la risposta europea a deve essere comune e ambiziosa, altrimenti è inutile.

L'Italia non firmerà nessun documento che non contenga le misure adeguate a risolvere i problemi che abbiamo oggi.

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