“ LE DONNE CHE LEGGONO E CHE SCRIVONO…”

Lei concepì le idee, lui le mise per iscritto e nacque La schiavitù delle donne, il saggio di John Stuart Mill,  e sua moglie Harriet Taylor. Il libro è il frutto dell’intesa intellettuale, della stima, dell’amore e fiducia dei due, che sperimentarono una parità intellettiva cercando di rendere partecipi gli altri di quanto fosse motivo di serenità. Harriet Taylor era la voce che sussurrava al marito le condizioni in cui le donne vivevano nella società del 1800 anticipando in tal modo il femminismo moderno e dando vita alla tradizione filosofica del proto femminismo.

Il saggio  si scagliò contro la legge del più forte, contro il matrimonio forzato, contro un’educazione che non permetteva di progredire nelle scienze, ma legittimava la sottomissione e giustificò la fine della servitù femminile. Sottolineò che non basta richiamare l'intelligenza, l'acume, la  sensibilità delle donne ma il progresso di una civiltà ha bisogno di una forza intellettuale e di una delicatezza emotiva per evitare una società accartocciata su se stessa, rendendo gli uomini ancora più pigri e ottusi e le donne stupide, incapaci di vedere al di là del proprio naso.

E la strada per le donne venne spianata. Oggi pongono il loro nome sulle pagine che scrivono, leggono, decidono se avere dei figli, cercano il loro posto nel mondo, lottano perché altre donne raggiungano gli stessi traguardi. Ma sono ancora schiave di un preconcetto : l’idea che il sesso femminile necessiti della legittimazione del sesso maschile.

Occorre ritrovare tutte quelle voci che hanno rivelato le ingiustizie di metà del genere umano e che sono quei venti che hanno eroso con pazienza e dedizione, il pregiudizio, la vigliaccheria e la violenza. Queste voci restano ancora anonime così come avveniva nell’Inghilterra di Mill e Taylor. La società occidentale è fatta di spazi chiusi, in cui gli individui si infilano, convincendosi che quello sia il proprio posto e vi restano. Non sono stati costruiti ancora ponti o strade né tragitti al posto di regioni e confini, occorre tracciare una nuova mappa. Nel 1869 La schiavitù delle donne  è forse il primo testo che mette in chiaro quanto dolore e quanta violenza abbiano dovuto subire le donne e quanto gioverebbe alla società non solo in termini di giustizia ma di concretezza che esse fossero libere di scegliere il proprio cammino. Scriveva Mill . “Le donne che leggono e ancor più quelle che scrivono, rappresentano nello stato attuale delle cose una contraddizione e un elemento di disturbo: e si è sbagliato a coltivare nelle donne altre virtù che non fossero quelle di un’odalisca o di un’ancella.”

Giusi De Roma