ABORTO: LA SITUAZIONE IN LOMBARDIA

L'iniziativa "aborto sicuro"della Fondazione Coscioni

Di recente l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera si è espresso sull'applicazione della legge 194 per l’interruzione volontaria della gravidanza dicendo che non ci sono liste di attesa. Gli risponde il comitato promotore della campagna "Aborto al sicuro", promossa da Radicali Italiani e dall'Associazione Luca Coscioni con un altro dato: ci sono ospedali, anche fra quelli con il più alto numero di interruzioni volontarie di gravidanza, in cui capita spesso che dal momento dell'accoglienza della donna all'esecuzione dell'intervento trascorrano tre settimane. Si tratta di un tempo troppo lungo se si considera che più la gravidanza procede più aumentano i rischi sanitari dell'intervento. All'aborto farmacologico, inoltre, possono accedere solo le donne che vengono accolte tempestivamente, entro la settima settimana.

A queste criticità va aggiunta la bassa capacità lombarda di offrire alle donne la possibilità di scegliere il metodo farmacologico che la letteratura scientifica riconosce da decenni come meno invasivo e più appropriato in termini di protezione da rischi sulla salute. La Lombardia, dati alla mano, è fra le regioni peggio organizzate in questo senso: oltre metà delle strutture lombarde offre il metodo farmacologico in meno del 5% delle interruzioni volontarie di gravidanza totali.

Per far fronte a queste e altre difficoltà nell'applicazione della legge sull'interruzione volontaria della gravidanza, la campagna "Aborto al sicuro" contiene una serie di iniziative, una delle quali è la presentazione in ogni regione d'Italia di proposte di legge che contengono indicazioni cruciali per il miglioramento delle singole situazioni.

La prima regione attivatasi su questo è la Lombardia. La III Commissione Regionale Sanità e Politiche Sociali ha già ricevuto i rappresentanti del Comitato per avviare l'iter legislativo e a breve fisserà una nuova udienza.