COMPLEANNO DELLA CLASSE OPERAIA MILANESE - 2

160 anni di lotte per i diritti dei lavoratori

"Noi crediamo che nessuna spica si miete se il germe non è stato deposto nella terra e innaffiato di sudore: e che ogni agitazione è sempre utile e feconda", si legge nell’opuscolo del “congresso delle società operaie in Milano” del 1879. Le associazioni di mutuo soccorso "si confrontavano con un capitalismo spesso brutale e disinteressato alle condizioni dei lavoratori - spiega Walter Galbusera, presidente della fondazione Anna Kuliscioff, istituto che raccoglie materiale anche di quegli anni - e perciò ricoprivano un ruolo enorme, non solo di tutela salariale, ad esempio le assenze per malattia e gli infortuni non erano retribuiti, ma anche di sostegno all’azione sindacale nei casi in cui le casse di resistenza coprivano parte del salario perduto quando c’era uno sciopero". Sono una settantina le officine meccaniche e le fonderie, il tessile impiega 1.500 tessitori, 2.500 guantai, 4 mila calzolai, la Pirelli ha 700 operai; la piccola media e grande industria milanese conta in totale su 60 mila lavoratori. Intanto il 10 per cento dei bambini non va a scuola, chi invece ci va si ritrova stipato in 300 aule con 80 persone a classe. "Non abbiamo avuto abbastanza illusioni? Non ci siamo noi agitati per ottenere il diritto più naturale, quello d’essere cittadini non solo per dare i figli alla coscrizione, ma anche per prender parte, col voto, alla vita della nazionale di cui siam parte? Non ci siamo agitati per il riconoscimento giuridico delle società di mutuo soccorso? E che abbiamo ottenuto? Nulla! Sempre nulla", - viene però detto al congresso operaio. 

Matteo Pucciarelli

Foto: Il pranzo degli operai nel salone dei giardini pubblici, seconda metà dell'800

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