Covid, terza ondata a gennaio?

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani di Roma, ha parlato del pericolo concreto di una terza ondata

Il coronavirus ha leggermente allentato la morsa negli ultimi giorni ma è ben lontano dall'essere debellato. Anzi gli esperti non smettono di mettere in guardia circa una probabile terza ondata a gennaio, laddove si dovessero verificare comportamenti poco adeguati ad arginare i contagi su scala nazionale. A lanciare un ulteriore monito, nelle scorse ore, ci ha pensato anche Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani di Roma.
“Se una cosa ho imparato da questa pandemia è che non vi è nulla di sicuro. Non possiamo sicuramente escluderne la terza ondata, ma sappiamo tutti quali sono i comportamenti da adottare per evitarla o almeno per ridurne l’impatto. Ciò che accadrà a gennaio lo decideremo noi”. Così Ippolito in un'intervista.
"Quattro giorni fa - ha continuato il professore - quando la Germania ha fatto registrare 590 morti su una popolazione superiore agli 80 milioni di abitanti, la cancelliera Merkel è andata in televisione a implorare i tedeschi di seguire le regole. In Italia, che di abitanti ne ha 20 milioni in meno, abbiamo una media di 600 morti al giorno dall'inizio di novembre e la cosa sembra non interessare nessuno”.
A proposito di Germania, nelle scorse ore Angela Merkel ha annunciato un lockdown totale su suolo tedesco. Le restrizioni rimarranno in vigore per almeno 24 giorni (dal 16 dicembre al 10 gennaio).
Ippolito ha quindi concluso parlando della futura campagna di vaccinazione: “Io sono convinto che nei primi mesi avremo il problema opposto: tutti vorranno essere vaccinati perché sarà l'unico mezzo per provare a tornare a una vita normale. Proprio per questo sarà essenziale comunicare bene che la definizione delle categorie e dei soggetti che riceveranno prioritariamente il vaccino è frutto di attenta analisi dei rischi basate su dati scientifici. I primi saranno gli operatori sanitari e sociosanitari, i residenti e i lavoratori delle RSA, e le persone di età superiore agli 80 anni”.

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