I RACCONTI DEI LETTORI

Inviate un vostro racconto a edbedizioni@libero.it, rubrica: I racconti dei lettori.
Lo pubblicheremo online ogni domenica e i migliori verranno riuniti in un volume che uscirà a settembre

Una festa di compleanno che avrebbe potuto cambiare la storia

Il sole era già tramontato e nessuno era arrivato. Eppure avevo invitato tutti i soliti compagni con cui ci trovavamo la sera dell’ultimo giovedì del mese - li chiamavamo pomposamente “giovedì filosofici” - per discutere di filosofia, religione o politica, secondo l’estro del momento. Ma questa volta era anche il mio compleanno e speravo che nessuno se ne ricordasse perché avevo preparato loro una sorpresa, una proposta, che li avrebbe lasciati a bocca aperta! 
Di solito, verso la metà del mese, uno di noi lanciava l’idea di ritrovarci. Ognuno portava qualcosa da mangiare o da bere, mentre il padrone di casa provvedeva a pane, dolci e bevande. Questa volta ero stato il primo a lanciare la proposta e tutti avevano accettato.
Non vedendoli arrivare, avevo preso il cellulare per controllare se qualcuno avesse disdetto, ma non c’era campo. Acceso il computer, avevo verificato la posta: nulla, internet non andava. “Idiota che non sei altro”, mi ero detto “se non c’è rete non funziona”. E da più di un anno non avevo nemmeno la rete fissa, dopo che, durante una bufera, erano caduti i pali del telefono e nessuno li aveva più riparati, troppo costoso essendo io l’unico utente in quella piccola valle.  
Non riuscivo a decidere cosa fare. Non aveva senso uscire per andare a cercarli, perché abitavano lontano ed era già tardi. E poi, chi sarebbe rimasto a casa nel caso fossero arrivati?
Guardando fuori, nel buio delle colline non si vedevano fari di auto, nemmeno in lontananza. Solo le luci sfuocate dei poderi limitrofi.  
Dopo un’altra mezz’ora di inutile attesa, decisi di prendere l’auto per raggiungere il casolare più vicino, dove stava Maria, madre di Marco. Loro avevano l’allacciamento al telefono fisso, avrei potuto così cercare di contattare Giuda, poi Simon Pietro e suo fratello Andrea e dire loro di passare a prendere Giovanni e suo fratello Giacomo, che abitavano lungo la strada. Avrei poi chiamato Bartolomeo e Tommaso, che sarebbero potuti passare da Taddeo, Simone e Maddalena.
Come sempre avevo impiegato non poco tempo a trovare le chiavi dell’auto: erano sempre nel posto sbagliato. Uscito in giardino, avevo tentato di aprire l’auto con la chiave elettronica, ma non funzionava. Aperta manualmente la portiera e infilata la chiave nell’accensione, avevo cercato di avviare il motore, ma senza successo. Il cruscotto era rimasto buio. “Dannazione, tutte a me questa sera, anche la batteria scarica!”
Sempre più sconfortato, mi ero avviato lentamente a piedi lungo il viottolo che risaliva e aggirava la collina fino al podere vicino: mi aspettava una bella passeggiatina di mezzoretta al buio!
Quand’ero quasi giunto alla meta, avevo visto in lontananza un gran via vai di fari. Mi sembrava anche che alcune auto avessero dei lampeggianti blu accesi. Accelerato il passo, quando avevo quasi raggiunto il podere, ormai senza più fiato, tutto si era acquietato, con l’ultima auto che si stava allontanando dal podere, quella con i lampeggianti. Giunto finalmente al cancello, avevo visto che all’interno della corte vi erano solo le auto e i trattori della famiglia di Maria. Mentre mi avvicinavo alla porta di casa, nel buio intravidi che da sotto il portico stava uscendo Marco, il più piccolo dei loro figli, che portava con non poco sforzo due secchi pieni di avanzi, probabilmente destinati ai maiali. “Ah, sei tu, finalmente” mi aveva apostrofato sua madre che arrivava d’appresso. “I tuoi amici se ne sono appena andati, hanno cercato di contattarti ma non risultavi raggiungibile. Hanno comunque deciso di cenare anche senza di te, ormai era già pronto. Verso la fine è arrivata anche la polizia a cercarti” concluse Maria, con un tono un po’scocciato “qualcuno gli aveva detto che avevate organizzato una riunione da noi”. Vero! Me ne ricordai all’improvviso. Avevo chiesto ospitalità per la cena a Maria perché, avendo risposto tutti affermativamente, non vi era abbastanza spazio nella cucina. Mi maledissi per essermene scordato. “Ma la polizia cosa voleva da me?” chiesi un poco in ansia. “Non lo so con certezza, sono stati abbastanza vaghi. Parlavano di qualcosa che stai andando in giro a dire durante le riunioni che organizzi. Certo non hai la mano leggera quando lanci i tuoi strali contro chi ci governa” prosegui la mia vicina “sai bene che ciò da fastidio a molti”.  Per mia fortuna, mentre i poliziotti stavano per avviarsi verso valle per cercarmi, avevano ricevuto una chiamata dalla centrale ed erano allora ritornati verso il paese. Ma si erano portati dietro due dei miei amici.
Dopo essermi scusato per il casino che avevo combinato, mi ero avviato sulla strada del ritorno verso casa riflettendo sia sulla cena saltata, almeno per me, sia sullo scampato pericolo. Nei giorni successivi ero riuscito a organizzare un nuovo incontro, questa volta avvisando gli amici che volevo festeggiare il mio compleanno. Ma quasi tutti avevano declinato l’invito: l’arrivo della polizia li aveva spaventati. Avevano risposto affermativamente solo Pietro e Maddalena, i due amici che quella sera erano stati portati in caserma e mi avevano poi raccontato di essere stati maltrattati per tutta la notte da poliziotti che continuavano a fare domande su di me.
Mentre consumavamo una cena frugale e per nulla allegra, mi avevano chiesto, per il bene di tutti, loro e mio, di cambiare aria per un pò di tempo, nell’attesa che le acque si calmassero. Avevo risposto che ero molto dispiaciuto per averli messi in pericolo e che avrei voluto spiegare a tutti loro di un nuovo progetto rivoluzionario che già da un pò stava prendendo forma nella mia testa.
Ma probabilmente avevano ragione loro. I tempi non erano maturi per le mie idee di pace, libertà e amore universale. Forse sarebbe stato meglio attendere giorni migliori. “Ma vi saranno mai tempi migliori?” mi ero chiesto mentre sconsolato li vedevo andarsene tristi e soli lungo la strada.

Marco Lucio Fasan

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