IL CASO MILANO

L'andamento dell'epidemia a livello nazionale non trova conferma in città e in Regione

I bollettini della Protezione Civile segnano oramai un trend in decrescita a livello nazionale per quanto riguarda nuovi contagi, nuovi ricoveri, persone in terapia intensiva e, ultimamente, decessi.

Non è così per la Lombardia e per Milano che continuano a mostrare dati altalenanti.

Ne parla un articolo del Corriere della Sera di oggi, 29 aprile.

Sono ancora i numeri a parlare.

In città i contagi sono 8.016 con un incremento di 149 positivi.

Solo quarantotto ore prima, la crescita era stata di 79 unità.

Gli ultimi dati parlano di 2.937 decessi .

Le domande sui dati del capoluogo lombardo sono oramai una costante delle conferenze stampa della Protezione Civile ma, almeno a memoria di chi scrive, nessuno ha ancora dato una risposta esauriente sul tema.

Dopo lo scandalo delle Rsa e la conseguente somministrazione dei tamponi ai degenti, si è detto che gli aumenti sono legati a questo fattore.

Inquieta non poco sapere che si parla anche dei contagi "domestici" dovuti all'impossibilità di isolare un famigliare positivo. Ma, di nuovo, sempre dai giornali si apprendono storie di persone in attesa di un tampone da settimane.

Una situazione non chiara, soprattutto se si stima che i positivi a Milano sono appena trecentocinquantamila su circa tre milioni di abitanti, se si considera anche l'hinterland.

Troppo pochi per evocare la famosa "immunità di gregge".


 

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