IL LAVORO CHE NON C'È, SI INVENTA O SI CAMBIA

La crisi economica da coronavirus cambierà l'attività di molte persone

La crisi economica, che dura ininterrottamente almeno dal 2008 sta assumendo contorni sempre peggiori.

Prima con il fermo di tutte le attività e ora con molte attività che non ripartiranno proprio.

A quanti non si rassegnano a essere "sussidiati" (passatemi il brutto neologismo ma tanto è, ndr) dallo Stato l'alternativa è sfruttare l'inventiva e diventare altro.

Poco importa se il settore è diverso e il lavoro ancora di più.

Poco importa se sarà una soluzione temporanea o permanente.

Le storie di chi lo ha già fatto non mancano e raccontano molto di chi vuole continuare a guadagnarsi da vivere con impegno, dignità e fatica, un concetto che si va perdendo.

Facendo una passeggiata tra i vari quotidiani che raccontano queste storie ecco chi abbiamo incontrato:

- l'allenatore di calcio che fa il turno di notte in un'azienda di logistica;

- la ragazza che lavorava in un B&B di Verona e che ora raccoglie fragole in un'azienda biologica del circondario;

- il fisioterapista che, in attesa di tornare al suo lavoro chissà quando, fa il magazziniere in un supermercato;

- la ballerina e attrice che recitava nei musical e che ora segue un corso per diventare interprete LIS, della lingua dei segni. Un'attività che, volendo, può essere fatta anche a distanza e in videoconferenza;

Il cambiamento non ha età. Ecco allora l'imprenditore quasi sessantenne di Bergamo che produceva divise per il personale di navi da crociera e alberghi. Tutti sappiamo cosa è successo e continua a succedere a Bergamo. Ebbene, la sua azienda ora produce mascherine. Ne realizza 50 mila al giorno, tante da rifornire tutto il nord Italia.


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