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Il morbo di Alzheimer

Quando, nel 1901, lo psichiatra tedesco Alois Alzheimer diagnosticò il primo caso non poteva certo immaginare che nel 2016, 115 anni dopo, i malati nel mondo sarebbero stati quasi 47 milioni e che nel 2030 è previsto che saranno quasi 75 milioni, mentre nel 2050 131 milioni. L’aumento è chiaramente legato alla maggiore durata della vita: si vive di più e maggiori sono le probabilità di ammalarsi di Alzheimer. L’Alzheimer è molto raro sotto i 65 anni, mentre è notevolmente diffuso tra le persone che hanno superato gli 85 anni. Il morbo di Alzheimer è sostanzialmente un progressivo processo degenerativo delle cellule celebrali che impedisce la conduzione di una vita normale e che man mano porta alla morte. Colpendo l’aspetto cognitivo, il morbo viene considerato una demenza senile e tra le demenze senili è la più diffusa (80/85% di tutti i casi). Il morbo di Alzheimer è determinato da un difetto genetico che provoca l’accumulo delle proteine Beta Amiloide e Tau. Tale accumulo distrugge i neuroni danneggiando la memoria recente e l’orientamento nel tempo e nello spazio. Nella maggior parte dei casi nelle persone sopra i 65 anni afflitti dal morbo non c’è ereditarietà genetica. Esiste, invece, una piccola percentuale di figli che possono ereditare la patologia dal genitore portatore. Sono i cosiddetti casi di Alzheimer Giovanile che insorge intorno ai 50 anni o quantomeno molto prima dei 65. 
Come per tutte le patologie anche per l’Alzheimer vi sono alcuni sintomi che è sempre meglio non sottovalutare. Tali sintomi sono: la perdita di memoria, la dimenticanza di appuntamenti, la difficoltà nell’orientamento tempo-spazio e l’atteggiamento aggressivo. Per le persone che hanno più di 65 anni a questi sintomi vanno aggiunti l’ansia, l’agitazione e i disturbi nel sonno. Per diagnosticare l’Alzheimer è opportuno che la persona interessata effettui con i propri congiunti un colloquio con lo psichiatra e che venga sottoposto a test di carattere cognitivo. Se ritenuto opportuno gli accertamenti possono proseguire con una risonanza magnetica o una tac. Questi esami strumentali permettono di evidenziare dei cambiamenti nel cervello. E’ possibile formulare con certezza la diagnosi quando vengono identificate le placche senili di Beta Amiloide e i gomitoli della proteina Tau.
Allo stato attuale per l’Alzheimer non esiste una cura definitiva. Vi sono invece alcuni farmaci che servono ad alleviare i sintomi e che, perlomeno, hanno il pregio di migliorare la qualità della vita. Per la cura dobbiamo avere fiducia in tutti i ricercatori e scienziati che in tutto il mondo stanno cercando i giusti rimedi. Del resto la medicina va avanti e certe malattie che sembravano invincibili oggi rappresentano un lontano ricordo.
Flavio Fera

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