LA MILANO DI DOMANI

Come in un film horror

In un recente articolo apparso su affaritaliani, Milano viene paragonata a Los Angeles dove i ricchi tecnocrati generano povertà. Quasi in concomitanza, la sempre gentile dottoressa Bossi Fedrigotti menzionava, riferendosi a Milano, la cosiddetta gentrificazione: una parola derivata dall'inglese gentry (piccola nobiltà) che indica la metamorfosi di un quartiere popolare in una zona di pregio con conseguente aumento degli immobili e sostituzione (forzata), del tessuto sociale. Per associazione di idea mi sono sovvenuti un paio di film di due maestri del cinema horror, Essi vivono di John Carpenter e La terra dei morti viventi di George A. Romero. 
Nel primo, diretto nel 1988 in netta e coraggiosa controtendenza ai film di successo degli anni ’80 come Risky Business o Il segreto del mio successo infarciti di yuppismo, un disoccupato trova lavoro a Los Angeles. Insieme ad altri reietti si spacca la schiena in un cantiere edile per pochi spiccioli mentre osserva da lontano i grattaceli del centro. Un giorno trova degli occhiali da sole speciali in grado di svelargli la realtà delle cose. L’ upper class, tanto liberale e così disponibile verso i meno abbienti, si rivela essere una specie aliena con le fattezze di un teschio che controlla e mantiene il potere, sventagliando un miraggio di riscatto sociale per i più disagiati. Le riviste patinate e i cartelloni pubblicitari nascondono messaggi come “Non svegliatevi” - “obbedite” - “comprate”. Ma il pezzo forte rimangono le banconote che, se guardate attraverso quelle lenti particolari, riportano le parole “questo è il tuo dio”. 
In “la terra dei morti viventi”, film del 2005, i sopravvissuti della razza umana vivono in città fortificate protette da guardie armate. Al centro vi sono i ricchi che se la spassano come se nulla fosse accaduto tra shopping, lussuosi ristoranti e appartamenti di prestigio. Quello che potremmo definire ceto medio è relegato ai margini della recinzione; quando non fatica a campare, esegue di nascosto il lavoro sporco fuori dalle mura procacciando cibo e futilità per i più abbienti a rischio della vita, nella vana speranza di poter un giorno alloggiare nei luccicanti grattacieli interni. Nel caso di decesso di un soggetto, schiere di anonimi individui lo rimpiazzeranno. (È proprio di qualche giorno fa la notizia di un operaio di nome Zyber Curri, morto sul lavoro in un cantiere senza un effettivo datore di lavoro perché tutte le aziende edili coinvolte han risposto in coro di non sapere chi fosse). Relegate fuori dalle mura, le masse; gli zombies. Carne da macello che nulla conta e mai conterà.?Troppo fantasioso come accostamento alla realtà o a Milano? 
Quasi vent'anni or sono mi recai in Ecuador per un tour: rimasi impressionato dalla bellezze naturali e dalle risorse di quella magnifica terra. A Quito alloggiai a casa di un amico che stava accumulando un po’ di esperienza lavorativa dopo la laurea; vivevamo esattamente come descritto nel film di Romero, circondati dalla miseria più nera e protetti da una recinzione sorvegliata da uomini armati tra lussuose ville con piscina e ogni genere di comfort. Raramente ho provato sulla mia pelle un disagio così vivido ma ho compreso che per molti, mettere piede fuori dalla propria prigione dorata e vedersi intorno bambini cenciosi che giocano nel fango, non fa né caldo né freddo. “Ma gli portiamo lavoro e benessere”. Certo, se mi trovassi nel deserto e non bevessi da giorni, una sola goccia di pioggia mi sembrerebbe un acquazzone; e a proposito di dissetarsi, a distanza di un ventennio, ancora oggi l’acqua potabile non è stata portata nemmeno nella capitale. In compenso sono stati costruiti centri commerciali e multisala di estrema necessità per la popolazione indigena. 
Torniamo ora a Milano dove le politiche amministrative per rilanciare alcune zone, non potendo più contare sulla produzione collocata ormai quasi unicamente all'esterno della città, puntano al terziario rilasciando deroghe e licenze a soggetti privati. Bar, locali, pizzerie, ristoranti, ristoranti e… ancora ristoranti: “Scusi, dove trovo un ferramenta?” - “Gourmet o vegano?”. 
Vengono poi le tanto decantate start up (aziende tecnologiche) che negli Stati Uniti hanno causato un abnorme aumento dei prezzi, accrescendo il già notevole divario tra ricchi e poveri; il paradosso per eccellenza di un’economia globale dove la ricchezza non viene ridistribuita nemmeno localmente ma resta immobile sul territorio. A San Francisco, per esempio, sede delle più rinomate start-up come Uber, Airbnb, Slack, Lyft e Twitter, sono aumentati i ricchi ma esponenzialmente anche i poveri tanto che l’ONU ha denunciato la città per costanti violazioni ai diritti umani (Ludovico Polastri). 
Milano non è lontana da tutto questo; non li vediamo o non vogliamo vederli. Anziani e non, sempre più numerosi, che dopo i mercati rionali frugano alla ricerca di qualcosa di commestibile tra i rifiuti. Un aumento impressionante di italiani, come ha riferito l’Opera S. Francesco di Piazza Tricolore, in attesa di un pasto o di una doccia calda; una situazione simile al film zombie di Romero dove la fila di poveri è separata, tramite una paratia, dall'adiacente e prestigioso hotel a 5 stelle Château Monfort. Un colpo d’occhio da accapponar la pelle.?Un caro amico con un onesto lavoro di tassista, già subissato dal mutuo per la licenza, da mesi cerca casa ma gli unici prezzi abbordabili sono in zone molto periferiche. Un altro, ottimo impiego, abitazione centrale e donna di servizio, non saprebbe trovare il tasto d’accensione della lavatrice. Il muro e gli alieni a Milano già esistono ma per il momento ancora nessuno se n'è accorto. 
Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento consiglio il libro del sociologo Giovanni Semi, Gentrification: tutte le città come Disneyland?
Si ringrazia Alessandro Cecchini per la collaborazione. 

Riccardo Rossetti