MA QUANTO MI COSTI?

Fare la spesa costa di più. Indaga l'Antitrust

Nei dibattiti televisivi e persino dal Governo ci è stato ribadito più volte che la crisi non è solo sanitaria ma anche economica.

Tante attività ferme, rischio di disoccupazione, certo, ma anche aumento sconsiderato dei prezzi.

Il caso più macroscopico ha riguardato le mascherine e i prodotti per disinfettare le mani a poche ore dall'esplosione dei contagi.

Ma, proprio come un virus, la speculazione ha aggredito anche i prodotti alimentari.

Nei primi giorni di confinamento i prezzi si sono impennati per farina e lievito.

Molti Italiani hanno infatti scoperto o riscoperto il divertimento di fare in casa pasta, pane e dolci.

Ma poi l'onda lunga ha lambito latte e pasta fino ad arrivare a frutta e verdura.

Si calcola, infatti, che nel periodo febbraio-aprile, per fare la spesa si spende il 30-40% in più.

Tra i prodotti più cari ci sono: mele e pere che hanno subito un aumento sui 10 centesimi al chilo, le melanzane che hanno raddoppiato il prezzo, stesso discorso per zucchine e peperoni.

Aumenti anche per olio, vino e per la carne di pollo, uno dei prodotti più consumati in quarantena. In questo caso l'aumento è stato del 30%.

Analoghi rincari per i prodotti di pulizia della casa e per l'igiene della persona.

E quindi?

Dopo numerose segnalazioni da parte dei consumatori si è mossa l'Antitrust.

Ha promosso un'istruttoria chiedendo conto dell'andamento dei prezzi a circa 3.800 punti vendita, specie al centro sud dove, in più di una provincia, si sono registrate "anomalie".

Dalla sola fase preliminare dell'inchiesta, svolta in collaborazione con Istat è emerso che gli aumenti non erano collegati a zone rosse o focolai.

Non erano quindi giustificati dalla condizione di emergenza.  

Pura speculazione?

Sembra proprio di si.

Redazione 2 

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