MONSIGNOR DELPINI FA IL SUO INGRESSO UFFICIALE A MILANO

Il 144° vescovo di Milano come da tradizione, alla vigilia della solennità di Sant’Anatalo e di tutti i Santi vescovi milanesi viene accolto in Duomo dopo essere entrato a Sant’Eustorgio.

Plena est terra gloria eius” Tutta la terra è piena della gloria di Dio, è lo striscione issato sulla porta centrale del Duomo per accogliere monsignor Mario Delpini, nuovo arcivescovo di Milano. Domenica 24 settembre il programma della nuova guida spirituale della città è ricco di eventi dalla celebrazione al mattino della Messa con i carcerati di Opera, per fare tappa alla Basilica di Sant’Eustorgio alle 16.00 a baciare le reliquie di Eustorgio, Magno e Onorato, i primi vescovi di Milano e a benedire duecento catecumeni adulti che stanno per ricevere il battesimo e poi l’ingresso in Duomo alle 17.00 accolto dall’arcivescovo uscente Scola e dalle autorità cittadine sia ecclesiastiche sia civili dove presidierà il Pontificale solenne.

Don Mario” come qualcuno lo chiama e a lui sembra non dispiacere affatto, ha già iniziato a farsi conoscere per la sua ironia tagliente e per le sue battute e frasi capaci di sintetizzare un pensiero e rimanere impresse. Il riferimento nelle sue prediche ad aneddoti in cui racconta di una vera o presunta “zia” cattura ragazzi e anziani. In uno dei suoi libri “Vocabolario della vita quotidiana” che sarà in edicola nel giorno del suo insediamento tratteggia dei quadri di ordinaria vita parrocchiale in cui passa in rassegna “vizi e virtù” di parroci e fedeli della domenica. Ne emergono tratti che fanno sorridere, come l’abitudine della Maria “tencia” di spettegolare sui guai che la gente le racconta fuori di messa; o il fare brontolone del sacrista Peppino che non vuole mai lasciare il passo a “quelli nuovi”; ma dietro l’ironia il neo Arcivescovo stigmatizza debolezze e piccole cattiverie che danneggiano la vita di quella Chiesa che lui desidera "libera, lieta, unita e gioiosa", e invita fedeli e pastori, catechisti e genitori, giovani e anziani a “collaborare”, concedersi “ascolto”, far spazio alle novità, “perdonare”, “sperare”, vero vocabolario della quotidianità.

GIUSI DE ROMA



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