PARCHI PERMANENTI A RISCHIO

La preoccupazione per 25.000 posti di lavoro

L'emergenza sanitaria, oramai si sa, è anche un'emergenza economica.
In questo articolo diamo voce all'Associazione dei Parchi Permanenti Italiani (PPI).
Un settore che ha risentito tra i primi del pericolo innescato dal coronavirus se si considera che dopo il primo caso italiano, molti parchi avevano deciso di posticipare l'avvio di stagione che era previsto per la prima quindicina di marzo.
Già questa prima decisione aveva congelato le selezioni per le assunzioni stagionali.

Con i progressivi divieti imposti dal Governo si sta delineando una situazione di crisi anche per i lavoratori a tempo pieno.
La situazione di molte strutture, infatti, vede la mancanza di entrate ma la necessità di sostenere i costi fissi di manutenzione, messa in sicurezza degli impianti e controllo dei sistemi di irrigazione laddove ci sono molte aree verdi. Per non parlare dei parchi faunistici che devono anche nutrire gli animali.
Da qui l'allarme lanciato dal presidente dell'associazione Parchi Giuseppe Ira che chiede:

"Nell’immediato servono finanziamenti a tassi agevolati e un concreto sostegno dello Stato, attraverso un accordo specifico tra ABI e Ministero dell’Economia e delle Finanze".



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