A PROPOSITO DI NIENTE

L'autobiografia di Woody Allen

"Di vivere nel cuore e nella mente del pubblico non mi importa niente, preferisco vivere a casa mia". 
Con questa battuta finale si conclude l'interessante autobiografia scritta da Woody Allen "A proposito di niente", di recente pubblicata dalla Casa editrice "La nave di Teseo" nell'ottima traduzione di Alberto Pezzotta. Questo libro di quasi 400 pagine ha avuto vita tormentata in America perché la Casa editrice Hachette che intendeva pubblicarla ha visto la ribellione dei suoi dipendenti che mal tolleravano che un presunto pedofilo potesse pubblicare un proprio libro. Presunto, appunto, ma con quale presunzione la moralità americana si è scagliata contro una persona accusata di avere violentato a suo tempo una bambina di sette anni: Dylan, figlia adottiva della allora compagna Mia Farrow, ma che i giudici hanno finito per ritenere innocente?
Sembrerebbe che tutto questo fosse una invenzione della Farrow, gelosa che l'ex compagno si fosse innamorato dell'altra figlia adottiva: la coreana Soon-Yi, che pur avendo 35 anni in meno di Allen ha finito per innamorarsene - o perlomeno affezionarcisi: come al padre di cui sentiva la mancanza? - e con lui vivere da oramai 22 anni, e adottare altre due bambine.
Il libro è prodigo di informazioni riguardanti anche la terribile accusa di pedofilia che ha visto Woody Allen processato e condannato da buona parte dell'opinione pubblica, americana in primis. E fa niente se poi la Corte ha finito per dare ragione al regista-attore constatando che solo di calunnia nei suoi confronti si era trattato; le convinzioni stratificate ormai da decenni sono per buona parte rimaste.
Il libro è interessante anche come testimonianza di un passato che va dalla seconda metà degli anni Trenta fino ai giorni nostri, e che racconta aneddoti legati a molti personaggi del Cinema e della Letteratura americana. 
Allen Konigsberg nasce l'1 dicembre 1935 a New York, da genitori ebrei di umile condizione sociale, e fin da giovanissimo si fa notare per la sua propensione a inventare battute che poi: una volta scritte, invierà a vari giornali. Inizialmente non lo pagheranno neppure, ma a un certo punto verrà notato e potrà scrivere per noti comici teatrali e televisivi. Allen in questo suo libro appare sincero quando afferma che è stato preso per un intellettuale solo perché porta gli occhiali e ha una espressione sempre seria e triste. Lui fino a 16-17 anni lesse più che altro fumetti o gialli di Mickey Spillane. Fu solo per rendersi interessante agli occhi delle ragazze che lo interessavano, e che più preparate di lui erano ben informate soprattutto sulla letteratura, che iniziò a leggere a propria volta i classici e non solo americani. La sua grande intelligenza e il suo notevole senso dell'umorismo lo hanno portato dapprima a scrivere per altri attori, poi per se stesso, e quindi a lavorare nel Cinema come attore e regista da ormai cinquant'anni. Certamente non tutti i suoi film sono capolavori, così come alcuni  girati in bianco e nero, finendo per mescolare quei due colori o non colori fino a produrre un grigio uniforme che ha nuociuto talvolta alla piacevolezza del film.
Se una cosa da muovergli come appunto  è la sua propensione per le donne giovani, che incarna nella scelta di attrici giovanissime: Diane Keaton, Mia Farrow, e giovani: Scarlett Johansson, Kate Winslett. Del resto, come dargli torto? Una donna giovane e bella è un valore aggiunto all'opera realizzata.
Un altro appunto da rivolgere a questo libro è il fatto di non nominare neppure una volta Meryl Streep, splendida coprotagonista del film "Manhattan". Per quale motivo? A quel tempo: 1979, Meryl aveva 29-30 anni, era quindi ancora una ragazza e una ragazza molto bella, oltre che bravissima attrice. Dissapori sul set? Inoltre, e questa non può non essere una nota di biasimo, dopo che si erano messi insieme: lui e Soon-Yi, un giorno stupidamente Woody Allen le scattò delle polaroid con lei nuda che poi distrattamente dimenticò sulla mensola del caminetto, così che quando l'ex compagna Mia Farrow entrò nel salotto di casa, le notò e ne fece una prova a favore della sua teoria verso il suo ex in "qualità" di mostro. Non sappiamo se la verità è quella sua o del famoso attore-regista-sceneggiatore. Leggere questo libro non è soltanto venire a conoscenza di gusti e disgusti dell'autore americano (tra i primi: le musiche di Gershwin e di Porter, i film di Bob Hope, le città di New York, Parigi, Venezia; tra i secondi, la campagna, una certa letteratura, un certo genere di film a lui ostico); leggerlo è avere uno spaccato della Società americana a cavallo tra le due guerre e dal dorato dopoguerra fino ai giorni nostri. Woody Allen è umile nel descriversi come un eterno imbranato, ma anche come un padre: seppure adottivo, di bambini il quale ha avuto la sfortuna di incappare in una squilibrata vendicativa e feroce come solo certe donne sanno essere. Fra le pagine molte battute che ripagano ampiamente del costo del libro e permettono di proseguire nella lettura per la conoscenza del testo. 

Antonio Mecca

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