ANGELI DEL MALE

Di Antonio Mecca
Puntata 2

Una leggera foschia velava i palazzi e le strade, simile alla condensa di un fiato fuoriuscito da una bocca intenta a sussurrare parole prive di senso, difficili da comprendere se non a pochi intimi avvezzi al suo linguaggio. La ragazza si era voltata verso il ragazzo. 

- Be’, allora… arrivederci.

- Sì, ma… arrivederci quando? - aveva replicato. 

- Domani, forse? - aveva proposto lei. - Sì, perché no: domani. Sono a spasso per qualche giorno, per cui libera di incontrare chi voglio e dove voglio. Ci potremmo perciò vedere in serata, davanti a una pizza, sperando che una pizza non risulti anche la serata.

- Domani sera purtroppo sono di servizio - aveva replicato lui dispiaciuto. Aveva proposto di vedersi di giorno, e lei aveva accettato. 

Si erano rivisti nei giardini di via Palestro, in quella piacevole giornata di febbraio anticipatrice della primavera, ridendo e scherzando come due ragazzi, i ragazzi che erano stati. Angelo pensava che allora c’era perlomeno la speranza a illuminare - seppure flebilmente - il futuro. Ora anche quella fiammella si era spenta, e il puzzo dello stoppino gli bruciava ancora nelle narici e negli occhi, inducendolo talvolta a lacrimare. Si rividero un’altra volta ancora prima di finire a letto. E quello fu, in effetti, più una fine che un inizio. Si incontravano almeno una volta alla settimana, compatibilmente con i propri impegni di lavoro. Della sua relazione Angelo non aveva fatto menzione ai colleghi. Sia perché tipo di poche parole, di quella discrezione e pudore che sono spesso tipici della gente del Sud che ha paura di perdere di dignità nel lasciarsi troppo andare. Sia perché conoscendo lo spirito di corpo, non intendeva ridurre al rango di barzelletta di caserma un rapporto sul quale stava investendo molto in sentimenti. Sara lavorava per un’agenzia di modelle la “New Star International”, che aveva sede in un palazzo di via Monte Napoleone. Lui aveva preso l’abitudine quando era libero dal servizio di andare ad accompagnarla anche in sede, quasi fosse la sua guardia del corpo. I colleghi e i dirigenti lo avevano accolto con benevolenza, pur senza particolare entusiasmo. Il mondo all’interno del quale si muoveva Sara era incredibilmente caotico e, al tempo stesso, estremamente funzionale. Segretarie che di continuo rispondevano al telefono smistando le varie chiamate, sarte che recavano abiti da provare, modelliste che sottoponevano ai loro responsabili le loro più recenti creazioni, fotografi che muniti delle loro macchine fotografiche e predisponendo i fari della luce nella maniera più adeguata riuscivano a rendere le ragazze che posavano per loro simili a dee che di umano avevano solo l’origine. La loro bellezza veniva valorizzata all’estremo, evidenziata al massimo. Il trucco del make-up unito a quello della magia insita nella pellicola facevano faville, proprio come un fuoco allegramente scoppiettante. E tale era il cuore di Angelo in quei momenti come un fuoco sfavillante perché di continuo agitato, rintuzzato, pungolato dall’amore.

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