Come affrontare la disoccupazione prossima ventura

Una riflessione di Roberto Di Maulo, vice segretario generale della Confsal

Per la  CONFSAL è necessario uscire dai provvedimenti emergenziali e  varare quelle riforme strutturali indispensabili per fare uscire il Paese dalla crisi, in particolare per quanto riguarda la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro.Le  nostre proposte  sono le seguenti: 

1. Affrontare la questione della governance dando allo Stato nazionale la definizione di linee guida omogenee su tutto il territorio anche attraverso una riforma dell’ANPAL (il soggetto pubblico che dovrebbe sovrintendere alle politiche attive del lavoro), affidandone la gestione alle Regioni e prevedendo il ruolo che devono svolgere i diversi soggetti pubblici e privati (CPI, fondi interprofessionali, enti bilaterali, società di somministrazione, APL ) oggi coinvolti nella materia delle politiche attive;

2. Prevedere per i lavoratori che mantengono un rapporto di lavoro, ma in un contesto di prossima cessazione dell’attività, l’inserimento obbligatorio nel meccanismo premiale dell’attivazione al lavoro, tramite un sistema di “preavviso attivo”, come viene proposto da uno studio della nostra Organizzazione e che trova già una prima applicazione in alcuni atti di contrattazione collettiva. 

3. Prevedere, al pari di quanto avviene per tutti i disoccupati, una misura nazionale standard di politica attiva, collegata all’ammortizzatore universale e condizionata, in assenza di specifiche e comprovate ragioni di impedimento, ad accettare offerte di lavoro o a seguire percorsi formativi che favoriscano la ricerca di un'occupazione. 

4. Recuperare le best practices che hanno dato risposte positive sul territorio. Ad esempio in regione Lombardia ha operato con relativo successo nel caso di una crisi con esuberi conclamati tramite Reti di Partenariato: composte dall'azienda che denuncia gli esuberi, sindacato, operatori pubblici e privati del mercato del lavoro, eventualmente istituzioni competenti per territorio e associazioni imprenditoriali, utilizzando anche fondi del FSE. Questo organismo prende in carico dei lavoratori (che intanto stanno in CIG ma sono potenziali  disoccupati) ed eroga servizi come   il bilancio competenze, l'eventuale formazione, il coaching, l'orientamento) fino al collocamento (che viene riconosciuto economicamente a chi lo ha realizzato). Questa della Lombardia, e analoghe iniziative che hanno ben lavorato sul territorio, potrebbe fornire degli utili spunti su cui costruire un nuovo paradigma per le politiche attive del lavoro basato non su nozioni teoriche, ma su attività sperimentate sul campo;

5. Abbandonare l'idea di costituire un’unica banca dati nazionale che consenta l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Non pensiamo sia utile mettere in piedi un ente elefantiaco che richiederebbe anni di lavoro e notevole spreco di risorse finanziarie. Sarebbe invece necessario che l’Ente statale a cui affidare il coordinamento delle politiche attive (l’ANPAL?) potesse disporre di strumenti agili che garantiscano di far dialogare su base nazionale tutte quelle banche dati in materia già esistenti tra pubblico e privato  già operanti  nel campo delle politiche attive del lavoro e che verranno a tal fine accreditate.

6. Definire una misura nazionale di riferimento che agisca in modo coordinato con interventi nazionali come l'assegno di ricollocazione, attualmente operativo solo per i percettori di reddito di cittadinanza, ed il sistema delle misure di Garanzia giovani, che agisce per i giovani under 29 in condizione di NEET, ovvero coloro che non lavorano, non studiano e non sono impegnati in attività formative. Trattandosi di una misura di politica attiva, questa deve operare nell’ambito della legislazione concorrente tra Stato e Regioni e costituire una prestazione standard di politica attiva, che agisce nel raccordo tra Stato e Regioni nelle medesime modalità previste oggi dal sistema Garanzia giovani per gli under 29, ossia attraverso il modello della profilazione, dei costi standard delle azioni e della remunerazione a processo ed a risultato. In questo modo si possono ricondurre tutti i dispositivi di formazione ed attivazione dei disoccupati over 29, anche nel comparto del lavoro autonomo, ad un unico modello di riferimento basato sul rapporto tra sistema pubblico, agenzie per il lavoro ed enti specializzati accreditati e sulla logica del costo standard per la remunerazione delle prestazioni. Inoltre questo tipo di intervento deve ricomprendere le attuali misure nazionali collegate all’assegno di ricollocazione e può costituire, insieme al sistema di Garanzia giovani, il programma di riferimento per il rafforzamento della funzione dei servizi pubblici e privati per la formazione ed il lavoro sul territorio nazionale.

7 Se si adottasse la proposta Confsal del preavviso di” licenziamento attivo”, nel quale il datore di lavoro non viene deresponsabilizzato, ma deve impiegare anche risorse proprie ed aggiuntive in caso di accordo sindacale sugli esuberi, coloro i quali cessano il rapporto di lavoro dovrebbero avere (oltre ovviamente alla  Naspi, che garantisce il sostegno al reddito) anche  il diritto all'Assegno di Ricollocazione, che dovrebbe essere sottratto all'uso (in verità limitatissimo) che viene fatto in relazione al Reddito di Cittadinanza. Il problema è rendere effettivamente fruibile questa risorsa, evitando lacci burocratici e privilegiando i risultati rispetto alla pura e  semplice erogazione di servizi di base.  

Il modello di Dote Unica Lombardia, sperimentato da più anni, può essere un utile riferimento, in quanto il lavoratore è titolare dell'Assegno, e lo spende presso un operatore pubblico o privato a sua scelta, il quale lo profila, gli fa un bilancio di competenze, se necessario lo avvia a un percorso di riqualificazione. Alla fine l'operatore se ricolloca il lavoratore riceve una quota che gli riconosce la sua attività positiva.

In ogni caso la riforma degli interventi e degli strumenti di integrazione al reddito di tipo passivo va accompagnata da un progetto che renda le politiche attive più semplici, efficaci e convenienti. Il passaggio decisivo sarà la riforma dei servizi per l'impiego che può restituire all'Italia una prospettiva attesa da anni, quella di rientrare nel novero delle nazioni con un evoluto sistema di welfare per il lavoro.

da Mercato del Lavoro News n. 84

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